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Medici radiati per condotte anti-scientifiche: la polemica sull'emendamento di Fratelli d'Italia

Medici radiati per condotte anti-scientifiche: la polemica sull'emendamento di Fratelli d'Italia

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera riapre il dibattito sulle radiazioni dei medici durante la pandemia. Scopri i dettagli e le polemiche.

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera ha riacceso il dibattito sulle radiazioni dei medici durante la pandemia di Covid-19. Il provvedimento, presentato da Fratelli d’Italia e firmato dalla deputata Alice Buonguerrieri consente la reiscrizione agli Ordini professionali dei medici e degli operatori sanitari radiati per fatti non dolosi connessi alla pandemia.

La finestra temporale per la richiesta di reintegro è di sessanta giorni durante i quali i professionisti potranno chiedere di essere reintegrati purché le loro condotte siano considerate non dolose. Questo provvedimento ha suscitato numerose critiche, in quanto rischia di svuotare di significato le sanzioni disciplinari inflitte a chi ha diffuso teorie antiscientifiche o promosso cure prive di validazione.

Le reazioni degli Ordini professionali e delle opposizioni

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei mediciFilippo Anelli ha definito questa scelta una delegittimazione degli Ordini denunciando un problema che va ben oltre il singolo emendamento. Secondo Anelli, se la politica può cancellare con un intervento legislativo decisioni disciplinari assunte dagli organismi competenti, quale autonomia resta agli Ordini professionali?

Le opposizioni, tra cui il Partito Democratico il Movimento 5 StelleAlleanza Verdi e SinistraItalia VivaAzione e Più Europa hanno definito l’approvazione dell’emendamento una vergogna senza precedenti accusando la maggioranza di riscrivere la memoria della pandemia per inseguire il consenso di una parte dell’elettorato.

I casi più noti di radiazione durante la pandemia

Durante la pandemia, numerosi medici sono stati radiati per aver diffuso informazioni false o sostenuto terapie prive di efficacia. Tra i casi più noti ci sono quelli di Riccardo SzumskiSilvana De MariBarbara BalanzoniTiziano Talamazzi e Pietro Gasparoni. Questi professionisti sono stati radiati per aver diffuso teorie antiscientifiche, promosso cure inadeguate o rilasciato certificati falsi.

Ad esempio, Riccardo Szumski medico di base veneto, è stato radiato per aver diffuso campagne contro l’obbligo vaccinale e per aver rilasciato un certificato di esenzione vaccinale a una donna che non era sua paziente. Silvana De Mari medica e autrice di libri per l’infanzia, è stata radiata per aver sostenuto che il Covid-19 potesse essere curato con l’olio di fegato di merluzzo e la vitamina C.

Le conseguenze della disinformazione sanitaria

La pandemia ha dimostrato quanto siano pericolose la disinformazione sanitaria e la diffusione di false cure. Migliaia di persone hanno cercato risposte affidandosi alla scienza e alla medicina basata sulle evidenze. Altre, purtroppo, sono finite nella rete di teorie prive di fondamento che hanno alimentato diffidenza verso vaccini, istituzioni e professionisti.

Consentire oggi il rientro di chi è stato radiato per aver contribuito a quella stagione di disinformazione rischia di trasmettere l’idea che, in fondo, quei comportamenti non fossero poi così gravi. È un segnale che indebolisce la fiducia nelle istituzioni sanitarie e rischia di alimentare nuovamente quella contrapposizione tra scienza e propaganda che tanto ha avvelenato il dibattito pubblico negli anni del Covid.

Il messaggio alle nuove generazioni di medici

Al di là dello scontro politico, resta una domanda che riguarda tutti: quale messaggio vogliamo dare ai giovani medici, agli infermieri e ai professionisti che hanno sempre rispettato le regole, studiato, seguito le linee guida e difeso la credibilità della medicina anche nei momenti più difficili?

La scienza non è infallibile, ma si fonda su metodo, verifica e responsabilità. Le istituzioni che vigilano sull’etica e sulla correttezza delle professioni sanitarie non possono essere svuotate del loro ruolo per esigenze di opportunità politica. La pandemia dovrebbe averci insegnato che la salute pubblica si protegge rafforzando la fiducia nella competenza e nelle evidenze scientifiche, non rimettendo in discussione decisioni disciplinari adottate proprio per difendere questi principi.

La memoria di quegli anni merita rispetto. E anche la credibilità della sanità italiana.

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