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Minnesota, Trump mantiene gli agenti ICE e apre a nuovi scenari sull’Iran

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La strategia di Trump mantiene gli agenti Ice in Minnesota, scatenando reazioni politiche, proteste civili e un confronto acceso su immigrazione, ordine pubblico e rapporti tra Stato e governo federale.

È una giornata densa per la Casa Bianca, tra tensioni interne, scelte di sicurezza e messaggi lanciati all’estero. Ecco che tra le scelte politiche, il caso degli agenti Ice di Trump in Minnesota. torna al centro del dibattito nazionale negli Stati Uniti.

Minnesota e gli agenti ICE di Trump: cronaca, protesta e tensioni

L’operazione Metro Surge, voluta dall’amministrazione Trump per rafforzare i controlli sull’immigrazione nel Minnesota, ha spinto così centinaia di federali nelle strade di Twin Cities. E ha cambiato almeno per il momento l’umore generale di questa città.

È lì che, all’inizio di gennaio, una donna di 37 anni, Renée Nicole Good, è stata uccisa. Un agente ha sparato mentre cercava di allontanarsi in auto. I dettagli sono ancora oggetto di verifica: il video amatoriale non è chiarissimo ma la donna è morta.
Altre due persone, tra cui un uomo venezuelano, sono state coinvolte in sparatorie separate, ferite o uccise nello stesso contesto di operazioni federali. Tre vittime in poche settimane: numeri che rimbombano nei corridoi della politica e fuori, tra la gente.

Il governatore Tim Walz non ha usato mezze parole. Interviste e conferenze stampa, richieste esplicite al presidente. “Donald Trump, togliete questi agenti Ice, lasciate il Minnesota”. Parole non pesate ma dirette, evidentemente cariche di frustrazione, si potrebbe parlare quasi di uno sfogo.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha chiesto più trasprenza nelle indagini, accusando i federali di aver già preso posizione prima che i fatti siano chiari.

E la politica locale? Centinaia di manifestanti, osservatori civici, residenti. Le proteste non sono comizi di partito, sono al momento reazioni. Rumore, fischi, lacrimogeni. Scontri. E poi sì anche arresti… Almeno 16 persone fermate per aggressione verso federali, secondo fonti di polizia.

Tom Homan, inviato da Trump per guidare l’azione sul campo, parla di migliorare la sicurezza, di ridurre il numero di agenti se possibile, mentre l’operazione continua. Un passo indietro sulla quantità sì ma non sulla presenza.

E intanto il presidente Trump è intervnuto. Ai reporter ha detto chiaramente: “Non ritireremo gli agenti Ice dal Minnesota, assolutamente no”. Una dichiarazione secca, che taglia corto sulle pressioni crescenti.

Trump, politica estera e leadership: l’amministrazione nel pieno del fuoco

Ma il discorso di Trump non si è fermato alle strade del Minnesota. Nel giorno delle tensioni, è tornato a parlare di politica estera. Dall’Iran, con un’apertura cauta, “speriamo di non dover intervenire militarmente”, ha detto ai giornalisti, pur ribadendo la forza navale pronta nelle acque del Medio Oriente. Nessuna escalation, ha aggiunto, ma occhi aperti. (questa parte è un richiamo alle sue dichiarazioni pubbliche).

E poi, nell’arco della stessa conferenza, un’altra nota istitzionale: la nomina del successore alla guida della banca centrale americana. Trump ha annunciato che rivelerà il nome del nuovo presidente della banca venerdì mattina (sarà pomeriggio in Italia), mentre il mandato dell’attuale scade a maggio.

In mezzo agli scontri sulla questione agenti Ice in Minnesota, la Casa Bianca prova a tenere insieme sicurezza interna e strategie globali. Trump al momento non arretra. E in ogni angolo, dalle strade alle stanze del potere, si sente il rumore di questo equilibrio instabile.