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Mohammad Hannoun: Arrestato in Italia per presunti legami con Hamas

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Le recenti sentenze del tribunale di Genova riguardanti il caso di Mohammad Hannoun sollevano importanti interrogativi sui finanziamenti a Hamas.

Mohammad Hannoun, architetto e attivista palestinese, rimane in carcere dopo essere stato arrestato con altre sei persone. È accusato di essere a capo di una presunta cellula italiana di Hamas, che avrebbe raccolto fondi tramite associazioni benefiche per sostenere i bambini palestinesi a Gaza. La decisione è stata presa dal tribunale del Riesame di Genova, che ha annullato tre delle sette misure cautelari emesse il 27 dicembre scorso.

Durante un’udienza di oltre dieci ore, le giudici Marina Orsini, Luisa Camposaragna e Paola Calderan hanno preso tempo per fornire le motivazioni della loro decisione, che arriveranno entro 30 giorni. Sebbene tre dei sette arrestati siano stati scarcerati, il destino di Hannoun e di altri tre rimane incerto.

Le accuse e la difesa

Hannoun, 63 anni e residente in Italia dal 1983, è accusato di aver gestito l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp), fondata nel 1994, per finanziare Hamas. Durante l’udienza, ha partecipato in videocollegamento dal carcere di Terni, insieme ai suoi avvocati, che hanno contestato le accuse. Secondo i legali, il materiale utilizzato per sostenere l’accusa, proveniente da fonti israeliane, non sarebbe valido.

Il ruolo della polizia israeliana

Per sostenere le proprie argomentazioni, i pubblici ministeri Luca Monteverde e Marco Zocco hanno presentato un documento della polizia israeliana. Questo documento, tradotto automaticamente, serve a giustificare l’uso di informazioni raccolte da fonti esterne, escludendo la possibilità di chiedere l’inammissibilità dei documenti. La legge israeliana del 2003, citata nel documento, consente di collaborare con forze di polizia estere, complicando ulteriormente la situazione legale di Hannoun.

La reazione della comunità e delle autorità

All’esterno del tribunale, si è svolto un presidio di solidarietà per gli arrestati, partecipato da attivisti pro-Palestina. Gli slogan esposti dai manifestanti richiedevano la liberazione di Hannoun e condannavano le azioni israeliane in Palestina. Il figlio di Hannoun, Mahmoud, ha partecipato alla manifestazione, pur rimanendo in silenzio riguardo alla situazione del padre, con il quale non ha potuto comunicare dopo il trasferimento in un carcere di massima sicurezza.

Le dichiarazioni dell’associazione

Karim Hamarneh, presidente dell’associazione culturale Liguria-Palestina, ha espresso preoccupazione per le accuse mosse a Hannoun, considerandole infondate. Ha sottolineato come, nonostante le indagini durino dal 2003, non ci siano prove concrete della sua complicità con Hamas. Hamarneh ha anche criticato il ministro dell’Interno, il quale ha fatto commenti che sembrano presupporre la colpevolezza di Hannoun, senza tenere conto della gravità della situazione in Palestina.

Il futuro di Mohammad Hannoun e degli altri arrestati resta incerto. Mentre le autorità preparano le loro prossime mosse legali, la comunità continua a seguire con attenzione gli sviluppi di questo complesso caso, evidenziando le tensioni esistenti tra le politiche italiane e le realtà palestinesi.