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Mps: le mosse di Intesa Sanpaolo e UniCredit nel risiko bancario italiano

Mps: le mosse di Intesa Sanpaolo e UniCredit nel risiko bancario italiano

Il governo italiano osserva con attenzione le mosse delle grandi banche su Mps, mentre Intesa Sanpaolo e UniCredit si preparano a ridefinire il panorama bancario italiano

Il governo italiano ha dichiarato una posizione di neutralità riguardo alle recenti mosse sul Monte dei Paschi di Siena (Mps). Dopo le offerte di Banco BPM e Intesa Sanpaolol’esecutivo ha ribadito che la partita si gioca secondo le regole del mercato, senza interferenze politiche. La soddisfazione per aver risanato e reso appetibile la banca senese è stata espressa dalla premier Giorgia Meloniche nel 2026 aveva criticato la gestione precedente, definita abbastanza pessima.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha preso atto delle iniziative in corso, sottolineando la valorizzazione di Mps, che era in una posizione pre-fallimentare. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha commentato con una frase enigmatica: Chi paga di più…aggiungendo che il governo venderà le quote detenute quando otterrà il massimo guadagno.

Attualmente, il Mef possiede il 4,86% di Mps, stimato intorno a 1,5 miliardi di euro.

Le strategie di Intesa Sanpaolo e UniCredit

Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto su Mps, che il CEO Carlo Messina ha definito un’operazione costruita nel temposmentendo qualsiasi legame con le mosse di Banco BPM.

Messina ha criticato l’approccio di Banco BPM, definendolo una lettera d’amore piuttosto che un’offerta concreta. Ha anche evidenziato la complessità della governance di Mps e le possibili implicazioni regolamentari, inclusa la questione del golden power.

Nel frattempo, UniCreditguidata da Andrea Orcelsi trova in una posizione delicata. Dopo aver fallito due tentativi di acquisizione di Mps nel 2026 e nel settembre del 2026, e una scalata a Banco BPM bloccata dal governo nel novembre del 2026, UniCredit ha iniziato a comprare azioni di Assicurazioni Generaliarrivando a una quota di circa il 9%. Se l’offerta di Intesa su Mps andrà a buon fine, le due banche si troveranno fianco a fianco nell’azionariato di Generali, che gestisce quasi 900 miliardi di risparmi.

La coabitazione in Generali

Orcel e Messina hanno dichiarato che le loro partecipazioni in Generali sono meramente finanziariesenza velleità di influenza. Messina ha sottolineato che l’obiettivo è l’utile netto di Generali, mentre Orcel ha ribadito che la partecipazione di UniCredit è senza velleità di influenza. Tuttavia, il mercato guarda con attenzione alla prossima mossa di UniCredit, che potrebbe tornare a considerare Banco BPM o rafforzare la sua posizione in Generali.

Le reazioni politiche

All’interno del centrodestra, le opinioni sono divise. La Legadue anni fa, tifava per una fusione tra BPM e Mps, mentre Forza Italia e Noi Moderati guardano con interesse all’iniziativa di Intesa, che pagherebbe un premio appetibile. Il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupiha notato che l’operazione delinea una prospettiva di maggiore solidità per il sistema bancario italiano.

L’opposizione, invece, critica l’approccio del governo. Il responsabile Economia del Partito DemocraticoAntonio Misianiha chiesto maggiore trasparenza sulle intenzioni del Mef riguardo alla quota di Mps. Il Movimento 5 Stelle presenterà un’interrogazione sulle operazioni in corso, mentre Angelo Bonelli di Avs ha parlato di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.

Il governo, tuttavia, continua a mantenere una posizione di neutralità. Il vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato che non c’è una posizione né del partito né del governomentre l’altro vicepremier, Antonio Tajaniha sottolineato l’importanza del libero mercato e il ruolo di vigilanza della Consob.