La Procura di Roma ha compiuto un passo significativo nell’inchiesta sugli abbordaggi alle imbarcazioni della Sumud Flotilla avvenuti nel maggio scorso. I magistrati di piazzale Clodio hanno iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvirin relazione a un episodio in cui le autorità israeliane intervennero contro gli attivisti nel porto di Ashdod.
Nel fascicolo sono ipotizzati, tra gli altri, i reati di tortura e sequestro di personaipotesi già emerse anche in altre indagini europee. Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti c’è il video postato dallo stesso Ben Gvir, che mostra il ministro mentre si rivolge con parole di scherno agli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.
Elementi dell’indagine romana e riferimenti a precedenti operazioni
La Procura di Roma ha messo in relazione l’episodio di maggio con altri interventi contro le missioni della Flotilla avvenuti in passato, in particolare con le operazioni dell’aprile e dell’ottobre scorso. Nel fascicolo relativo ai fatti del 29 aprile risultano documentati almeno tre esposti e diverse testimonianze fornite dai legali degli attivisti; in quella circostanza furono abbordate 22 imbarcazioni partite dalla Sicilia e intercettate in acque internazionali prospicienti l’isola di Creta.
Testimonianze e denunce specifiche
Tra le segnalazioni che hanno alimentato l’inchiesta figurano le denunce relative a due attivisti: Thiago de Avila e Saif Abukeshek Abdelrahim. I pm hanno sotto esame due esposti che ricostruiscono i giorni di detenzione e la successiva espulsione da Israele. In particolare, il team legale che assiste in Italia Abdelrahim Abukeshek ha documentato l’episodio della notte del 29 aprilequando l’imbarcazione Eros 1battente bandiera italiana, sarebbe stata avvicinata da un mezzo militare e diversi membri dell’equipaggio sarebbero stati prelevati con la forza mentre si trovavano in acque internazionali.
Ripercussioni diplomatiche e ipotesi di sanzioni in sede Ue
La vicenda ha rapidamente assunto rilevanza internazionale: alla procedura italiana si è affiancata un’inchiesta preliminare aperta in Francia dalla Procura nazionale Antiterrorismo (Pnat)che ha ipotizzato reati analoghi. Sul piano politico, la questione delle misure restrittive è stata posta al centro del dibattito europeo: il prossimo 15 giugno i Ministri degli Esteri dell’Unione europea si riuniranno a Lussemburgo per valutare le proposte avanzate dall’Alta rappresentante Kaja Kallas e cercare una posizione comune.
L’Italia si è detta favorevole a procedere con sanzioni: il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva già definito i comportamenti di Ben Gvir «atti inaccettabili» e una violazione dei «più elementari diritti umani», giudicando che il ministro israeliano avesse «superato la linea rossa».
La reazione del ministro e le ripercussioni politiche
Itamar Ben Gvir ha risposto pubblicamente ai provvedimenti italiani con un post sui social, definendo l’Italia «Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte» e ribadendo che non si lascerà scoraggiare dalle indagini, affermando che Israele «non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti» e che continuerà a sostenere le forze di sicurezza.
Parallelamente, gli inquirenti romani hanno avviato interlocuzioni formali per ottenere informazioni supplementari su procedure e catena di comando che hanno ordinato gli interventi: nei giorni scorsi la Procura ha chiesto al Ministero della Giustizia di predisporre una rogatoria verso Israele e seguirà scambio di atti con gli uffici di via Arenula per ottenere elementi utili alle indagini.
La portavoce italiana della Global Sumud FlotillaMaria Elena Deliasi è detta convinta che «è sacrosanto che ci sia un’indagine» a carico di Ben Gvir, ricordando però che il ministro è espressione del governo di Netanyahu e che i fatti vanno valutati nel contesto delle politiche governative.
L’evoluzione dell’indagine a Roma potrebbe avere effetti sullo scenario giudiziario e diplomatico europeo, con esiti che dipenderanno sia dalle acquisizioni probatorie raccolte dai magistrati sia dalle decisioni che l’Unione europea adotterà durante le riunioni ministeriali programmate per il 15 giugno.
