Il caso delle due donne avvelenate con la ricina a Campobasso proseguono le indagini della Polizia con il tentativo di ricostruire cosa possa essere accaduto il 23 dicembre durante la cena in cui hanno consumato alimenti contenente la ricina, potente veleno che in dosi massicce ha portato al decesso di madre e figlia.
La casa sottosequestro da 160 giorni, si analizzano anche i device
La Polizia ha sequestrato da 160 giorni la casa dove i Di Vita vivevano e dove si è consumato l’omicidio durante la cena del 23 dicembre.
Al momento sono in corso svariate perizie da parte degli inquirenti, una su tutte quelle sui telefoni della famiglia, entro fine giugno infatti si avranno i dati di quello della figlia maggiore, Alice, non presente alla cena.
Bisognerà aspettare invece inizio luglio per ottenere i dati relativi ai computer ed agli smartphone prelevati dalla casa. Per le autopsie invece servirà meno tempo, si sono scavalcate tutte le proroghe imposte e tra circa 20 giorni sapremo con esattezza cosa avevano in corpo Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Interrogati anche gli amici di famiglia
In questura il lavoro per scoprire chi possa aver ucciso, avvalendosi della ricina, madre e figlia, si è ampliato ascoltando anche agli amici di famiglia, come riporta TGCom24.it che hanno potuto avere contatti con le vittime prima di quella cena.
Così facendo si pensa di poter aver un quadro indiziario maggiore oltre che per confrontare quanto scoperto sinora. Il mistero difatti si infittisce, non si sa ancora chi possa aver agito con crudeltà per compiere il duplice assassinio.
