Nelle indagini sul duplice omicidio avvenuto a Pietracatella gli investigatori hanno concentrato l’attenzione anche sulle tracce digitali lasciate da chi è coinvolto. Sono stati prelevati telefoni, modem, pc e tablet dalla casa del paese, con l’obiettivo di estrarre ogni elemento utile alla ricostruzione dei fatti. La richiesta è precisa: analizzare le navigazioni e le comunicazioni che possono essere correlate alla ricerca o all’acquisizione di ricina, oltre a messaggi e annotazioni che aiutino a ricostruire abitudini alimentari e condizioni di salute.
Il procedimento tecnico e i tempi previsti
L’operazione di estrazione dei dati è stata affidata agli esperti informatici dello SCO ed è coordinata dalla procura competente. Il lavoro dovrà essere completato entro sessanta giorni e comprende l’esame di tutto il materiale dal momento della prima accensione di ogni dispositivo fino al loro ultimo utilizzo: un arco temporale ampio che permette di cercare sia ricerche online sia conversazioni e file salvati.
In questa fase gli specialisti estrarranno metadati, cronologie di navigazione, chat di applicazioni social e qualsiasi elemento che possa mostrare rapporti o contatti rilevanti.
Ambito delle informazioni richieste
Nel dettaglio gli inquirenti hanno chiesto dati che possano attestare «rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e di Antonella Di Ielsi», le due vittime.
È prevista anche la ricerca di chat WhatsApp e di altri social relative alla gestione della patologia da ricina affrontata in casa o in ospedale tra il 25 e il 28 dicembre. In aggiunta si cercano annotazioni su alimenti consumati nei giorni precedenti, documenti relativi a malattie non note e qualsiasi appunto che possa chiarire contesti sanitari o comportamentali.
Dichiarazioni della procura e posizioni ufficiali
Per fare chiarezza sull’andamento delle indagini è intervenuta la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, che ha ribadito un atteggiamento di prudenza assoluta. Ha spiegato che, fino a che non saranno verificate e osservate le prove in modo rigoroso, non verranno formulate convinzioni affrettate: al momento, ha precisato, non esistono sospettati identificati né elementi che consentano di indirizzare l’accusa verso una persona precisa. La linea della procura è quindi di attendere l’esito degli accertamenti tecnici e delle altre attività istruttorie prima di trarre conclusioni.
Interpretazione delle aggravanti
In merito ai riferimenti a ipotetiche circostanze aggravanti contenute negli atti, Antonelli ha chiarito che tali annotazioni si riferiscono agli aspetti di premeditazione e all’uso del mezzo velenoso, non a indicazioni di colpevolezza di specifici parenti. Questo passaggio è importante perché delimita il significato giuridico delle scritture investigative, distinguendo tra elementi tecnici e fonti di prova ancora da verificare.
Attività investigative complementari e prossimi passi
Parallelamente agli esami informatici proseguono gli interrogatori di parenti e amici delle vittime: gli inquirenti stanno ascoltando persone vicine per ricostruire rapporti umani e contesti familiari. La polizia è inoltre tornata nella casa di riposo di Pietracatella, dove vive la madre di Gianni Di Vita; due agenti si sono recati nella struttura per notificare un atto, dopo che l’abitazione era già stata sottoposta a sopralluogo in precedenza. Intanto si attende il deposito dei risultati delle autopsie, previsto entro la prossima settimana, che fornirà elementi medico-legali fondamentali per le fasi successive dell’inchiesta.
Nel complesso il quadro resta in evoluzione: l’analisi dei dispositivi potrà fornire riscontri importanti sulle ricerche effettuate online, sui contatti e sulle conversazioni intercorrenti tra le persone coinvolte. L’approccio degli inquirenti è metodico e multilivello, con l’alternanza di perizie tecniche, audizioni e accertamenti sul territorio, in attesa che emergano elementi certi che consentano di chiarire il quadro e, se necessario, individuare responsabilità.