Il caso di chiara poggi torna a fare notizia con un elemento che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato determinante nella dinamica dell’omicidio: un video intimo che la giovane avrebbe registrato con il fidanzato Alberto Stasi. La tensione familiare e investigativa è già evidente in una telefonata del 18 ottobre 2007, quando la madre Rita Preda esprime preoccupazione per lo stato d’animo del figlio Marco Poggi mentre questi parla con il capitano dei carabinieri Gennaro Cassese.
In quella conversazione emergono riferimenti che gli atti successivi interpretano come allusioni al materiale multimediale, rendendo il file uno degli elementi oggi ritenuti di centralità dall’accusa.
Negli ultimi mesi la procura di Pavia ha riletto quei frammenti alla luce di nuove acquisizioni e consulenze tecniche, in particolare del Racis e del Nucleo investigativo di Milano.
L’ipotesi formulata dagli inquirenti sostiene che il video, memorizzato su un dispositivo come una pendrive da 2 GB o presente sul pc di casa, sarebbe stato visto da terze persone, tra cui l’amico d’infanzia Andrea Sempio. Parallelamente, interrogatori più recenti — tra cui quello del 20 maggio 2026 — hanno mostrato cambiamenti nelle ricostruzioni di testimoni chiave, aprendo questioni sulla credibilità di alcune dichiarazioni.
Il contesto della scoperta e le prime ammissioni
Secondo le dichiarazioni raccolte nel 2007, Marco Poggi raccontò di aver trovato sul computer di casa una finestra di MSN Messenger con un download in corso e una chat tra la sorella e Alberto Stasi. Da quel dialogo, sempre secondo il racconto, si poteva intuire che si trattasse di un filmato relativo alla loro intimità: Marco affermò però di non aver visionato alcuna immagine concreta. Sempre in quegli appunti, emerge un episodio avvenuto al cimitero, quando Marco e Stasi, separatisi per un attimo dalla famiglia, parlarono del materiale e Stasi avrebbe ammesso di aver registrato con una videocamera digitale, specificando che le immagini non erano molto nitide.
Contraddizioni nelle testimonianze
Nel confronto tra la documentazione più vicina ai fatti e le deposizioni fornite anni dopo, i magistrati hanno individuato elementi di discontinuità. Le dichiarazioni del 2007, ritenute dagli inquirenti più attendibili per la loro prossimità temporale ai fatti, collidono con la versione resa da Marco Poggi nel 2026, nella quale si parla di foto intime anziché di video e si nega di aver effettivamente esplorato le cartelle private della sorella. I carabinieri parlano di «evidenti discrasie» che metterebbero in dubbio la completezza e la coerenza delle ricostruzioni successive.
Le sommarie informazioni del 18 ottobre 2007
Durante le sommarie informazioni testimoniali del 18 ottobre 2007, il clima in casa Poggi è descritto come teso: il padre Giuseppe si scaglia contro i media per presunte inesattezze, mentre Marco conferma l’esistenza del file e riferisce lo scambio di messaggi che suggeriva la natura intima del contenuto. Tra gli elementi rievocati c’è la promessa di Stasi di consegnare il filmato a Marco in modo che questi potesse rimuovere le parti più delicate, delegando a lui l’operazione tecnica. Questa versione viene considerata allora «precisa» e utile per ricostruire la diffusione potenziale del materiale.
L’interrogatorio del 20 maggio 2026
Nel lungo interrogatorio del 20 maggio 2026, la narrazione cambia: Marco minimizza parlando di foto del viaggio a Londra e di immagini innocue, sostenendo di non aver «cercato» nei contenuti privati e di non averli riconosciuti immediatamente come intimi se non dopo la pubblicazione di stralci sui media. Questa versione, annotano gli investigatori, solleva perplessità e viene valutata come meno credibile rispetto alla testimonianza raccolta poco dopo i fatti, creando così una frattura che gli inquirenti ritengono significativa.
La nuova ipotesi accusatoria e le conseguenze giudiziarie
Sulla base delle attività investigative più recenti, la procura pavese ipotizza che Andrea Sempio abbia ottenuto l’accesso al materiale — attraverso il pc di casa o una chiavetta — e che la visione dei contenuti abbia alimentato un approccio sessuale respinto da Chiara Poggi. I magistrati descrivono l’aggressione come violenta e concentrata sul volto e sulla testa, un’escalation che sfociò nel delitto. Nel dibattito processuale emergono anche questioni tecniche, come le analisi del DNA effettuate sulla bicicletta di Stasi e le osservazioni della consulenza, che hanno spinto il difensore di Stasi a valutare la strada della revisione del processo.
Verso una riapertura del caso?
Le nuove riletture e le intercettazioni che ritraggono il cosiddetto soliloquio di Sempio in auto sono al centro del fascicolo aperto a Pavia. Se l’ipotesi di un altro autore del delitto trovasse riscontri concreti, si aprirebbe la strada per richiedere una revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Nel frattempo, per la famiglia e per chi segue il caso, resta aperta la domanda sulla circolazione del materiale privato e sul perché alcune ricostruzioni siano cambiate nel tempo, con effetti rilevanti sulle responsabilità penali ipotizzate.