Il caso del duplice omicidio avvenuto a Pietracatella continua a tenere attiva la macchina investigativa: sono morte Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, dopo l’esposizione a ricina, sostanza la cui presenza è stata confermata dalle analisi del Centro antiveleni Maugeri di Pavia. La Procura di Larino e la Squadra Mobile di Campobasso stanno raccogliendo elementi per ricostruire tempi, relazioni familiari e moventi.
L’impianto dell’inchiesta procede al momento contro ignoti, mentre parallelamente sono nate verifiche per eventuali responsabilità mediche presso il Cardarelli di Campobasso.
Le audizioni hanno superato quota cento tra parenti, vicini e conoscenti, e si stanno concentrando sui nuclei Di Vita e Di Ielsi. Gli investigatori riferiscono di alcune contraddizioni nelle dichiarazioni raccolte che richiedono approfondimenti.
Tra le persone finite nel fascicolo figurano 4-5 soggetti entrati in contatto con le vittime nei giorni sensibili, con due persone che risultano al momento particolarmente attenzionate. Elementi tecnici come copie forensi dei telefoni e log di rete vengono analizzati per incastrare orari e spostamenti, mentre l’abitazione di via Risorgimento resta sotto sequestro dal 28 dicembre.
Le audizioni e gli elementi raccolti
La fase testimoniale è centrale: la Squadra Mobile sta incrociando dichiarazioni, contatti e movimenti per individuare discrepanze significative. Tra gli ascoltati c’è Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, sentito il 30 aprile per diverse ore come persona informata sui fatti; il suo legale ha riferito che ha escluso tensioni che possano spiegare un gesto di questo tipo. A integrazione delle testimonianze, gli investigatori stanno valutando la cronologia dei sintomi, la cena del 23 dicembre e ogni relazione che possa costituire un possibile movente.
Il ruolo dei familiari nelle indagini
Al centro delle verifiche restano i rapporti interni ai due nuclei familiari. Persone vicine alla famiglia, come Laura Di Vita, sono già state ascoltate più volte e saranno richiamate per ulteriori chiarimenti: le domande mirano soprattutto a ricostruire dinamiche, dissapori eventuali e i contatti in prossimità della data critica. Anche Alice Di Vita, la figlia maggiore, è oggetto di acquisizioni tecniche: è stata ottenuta dalla polizia la copia forense del suo telefono, materiale che potrebbe chiarire comunicazioni e orari rilevanti nell’inchiesta.
Prove tecniche e analisi forensi
Oltre alle testimonianze, assume peso l’analisi dei dispositivi sequestrati il 4 maggio: smartphone, router e altri apparati possono fornire tracce digitali utili. In particolare, i router domestici potrebbero conservare log di connessione che aiutino a stabilire quali dispositivi si sono collegati alla rete nei giorni considerati cruciali. L’accertamento tecnico è ritenuto potenzialmente decisivo per associare spostamenti e contatti alle fasce orarie in cui è plausibile l’esposizione alla ricina.
Tempistiche e sopralluoghi
Gli inquirenti hanno annunciato che serviranno ancora alcune settimane per ottenere un quadro più solido: gli interrogatori in Questura proseguiranno fino a sabato 16 maggio, mentre il nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella è atteso dopo qualche giorno dall’ultima acquisizione di prove. L’indagine, inoltre, non si limita al reato di omicidio volontario contro ignoti: è stato aperto anche un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dopo le verifiche sulle cure prestate alle vittime.
Scenario investigativo e prossimi passi
Al momento le piste privilegiate dagli investigatori guardano all’ambito familiare, ma non esistono ancora accuse formali contro persone specifiche per il duplice omicidio. L’obiettivo delle prossime settimane sarà integrare le testimonianze con i risultati delle analisi forensi e dei dispositivi sequestrati per ricostruire con precisione i tempi di esposizione alla sostanza e i possibili moventi. Solo l’incrocio di elementi tecnici e dichiarazioni potrà permettere agli inquirenti di trasformare ipotesi e sospetti in certezze processuali.