Il 18 maggio 2026 i Carabinieri hanno eseguito una serie di misure cautelari che hanno colpito una rete accusata di avere ridotto in schiavitù moderna numerosi lavoratori agricoli. L’azione, coordinata dalla Dda di Potenza, è frutto di indagini che hanno ricostruito meccanismi di reclutamento e sfruttamento messi in atto da un gruppo organizzato con ramificazioni oltreconfine.
L’operazione mira a interrompere una catena illecita che ha agito sfruttando norme amministrative e canali di ingresso dei lavoratori.
L’intervento ha riguardato province diverse, coinvolgendo pattuglie e investigatori specializzati; le autorità hanno annunciato che ulteriori sviluppi saranno descritti in una conferenza stampa a Potenza. Sotto il profilo giuridico, l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia contiene contestazioni gravi, dall’associazione per delinquere alla tratta di persone, passando per l’intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo.
L’azione giudiziaria e le aree interessate
L’operazione è stata condotta dai Reparti Operativi del Comando Provinciale di Potenza insieme al Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma. Le misure hanno investito le province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco, a dimostrazione della portata geografica dell’indagine. Le forze dell’ordine hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda, che ha ritenuto sussistenti gravi indizi a carico di 12 persone.
Gli indagati e le accuse
Le persone raggiunte dalla misura sono accusate, a vario titolo, di aver partecipato a una rete criminale transnazionale che organizzava l’ingresso e l’impiego di lavoratori agricoli in condizioni di grave sfruttamento. Le ipotesi di reato includono tratta, intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo, reati che, se confermati, delineano un sistema strutturato finalizzato al profitto attraverso lo sfruttamento della manodopera.
Le modalità di sfruttamento e la strategia messa in atto
Secondo gli investigatori, la rete avrebbe abusato dei cosiddetti Decreti Flussi per creare percorsi legali apparenti che poi si traducevano in condizioni di lavoro forzato. La strategia combinava pratiche amministrative regolari con metodi illegali di controllo dei lavoratori, come la limitazione della libertà di movimento, il pagamento al di sotto della soglia minima e l’imposizione di debiti. Questo doppio registro ha permesso alla rete di mascherare l’illecito sfruttamento dietro documentazione apparentemente conforme.
Strumentalizzazione dei Decreti Flussi
La definizione di strumentalizzazione implica l’utilizzo delle norme in modo tale da favorire interessi illeciti: secondo gli inquirenti, proposte di lavoro e contratti venivano usati come leva per attrarre braccianti, che poi si trovavano intrappolati in rapporti di lavoro degradanti. La presenza di elementi transnazionali suggerisce collegamenti con reti estere, con intermediari che operavano su più territori per gestire il reclutamento e l’impiego.
Impatto sociale, risposte e prospettive giudiziarie
L’azione giudiziaria apre scenari di tutela per le vittime e di approfondimento investigativo per i reati contestati. La Dda e le forze dell’ordine hanno sottolineato l’importanza di sostenere i braccianti colpiti, garantendo assistenza legale, sanitaria e sociale. Dal punto di vista penale, le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone comportano indagini complesse e la possibile apertura di ulteriori filoni procedurali che potrebbero coinvolgere altri soggetti e giurisdizioni.
Prossime tappe e tutela delle vittime
Gli inquirenti hanno annunciato che i dettagli saranno resi noti in una conferenza stampa a Potenza, dove saranno illustrati gli elementi probatori raccolti. Parallelamente, le istituzioni competenti sono chiamate a rafforzare le misure preventive contro lo sfruttamento lavorativo e la tratta, migliorando i canali di segnalazione e il supporto alle vittime per evitare il ripetersi di questi casi nel settore agricolo.