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Assoluzione per i due schermidori: la vittima promette ricorso e denuncia il silenzio nello sport

Assoluzione per i due schermidori: la vittima promette ricorso e denuncia il silenzio nello sport

Dopo la sentenza del gup di Siena del 18 maggio 2026, Fernanda Herrera non si arrende: pur non ottenendo la condanna, promette di proseguire la battaglia legale e civile per sé e per altre atlete

Il 18 maggio 2026 il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Siena ha pronunciato la sentenza che ha dichiarato assolti due giovani schermidori italiani perché «il fatto non sussiste». La decisione riguarda accuse di violenza sessuale di gruppo relative a un episodio avvenuto la notte tra il 4 e il 5 agosto 2026 durante un raduno internazionale di scherma a Chianciano Terme.

Presente in aula, la giovane atleta vittima dell’episodio ha reagito con grande commozione e, al termine dell’udienza, ha annunciato l’intenzione di proseguire la propria battaglia.

La vicenda e le persone coinvolte

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i fatti contestati sarebbero avvenuti nella struttura che ospitava il raduno juniores; la vittima, all’epoca 17enne, è una sciabolatrice di origine messicana che gareggia con la nazionale dell’Uzbekistan e si stava allenando in Italia in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

I due imputati, processati con rito abbreviato, avevano respinto le accuse sin dall’inizio. La pubblica accusa aveva chiesto pene pari a cinque anni e quattro mesi per ciascuno dei due giovani.

La sentenza e le reazioni in aula

Il gup Andrea Grandinetti ha motivato l’assoluzione con la formula «il fatto non sussiste».

Al momento della lettura il volto della ragazza si è segnato dalle lacrime; fuori dal tribunale ha scelto per la prima volta di mostrarsi pubblicamente, dichiarando di essersi sempre protetta fino a quel momento ma di essere ora decisa a farsi vedere e a lottare per la propria giustizia. Accanto alla giovane c’erano familiari e rappresentanti di associazioni che hanno espresso solidarietà.

Dettagli processuali

Nel corso dell’istruttoria sono stati svolti un incidente probatorio e sommarie informazioni testimoniali che rimangono al centro del dibattito sulle capacità di discernimento e consenso della presunta vittima al momento dei fatti. L’avvocato della giovane, Luciano Guidarelli, ha annunciato che presenterà ricorso in Corte d’Appello, sostenendo che elementi raccolti durante le fasi iniziali del procedimento avrebbero dovuto indirizzare il processo in modo diverso. La vicenda coinvolge questioni tecniche e giuridiche che saranno valutate nel grado successivo.

Posizioni della difesa e ricadute sportive

I legali dei due imputati, tra cui gli avvocati Enrico De Martino, Gianpaolo Del Sasso e Matteo Antonio Starace, hanno espresso soddisfazione per l’esito giudiziario, affermando che la decisione conferma l’innocenza dei loro assistiti e rappresenta l’esito corretto alla luce delle prove processuali. I due atleti erano stati sospesi dalla Federazione italiana scherma nel 2026; i loro difensori hanno anticipato che chiederanno provvedimenti urgenti per il reintegro nelle attività federali, contestando le misure disciplinari adottate a suo tempo.

Implicazioni disciplinari

La decisione penale non esaurisce le possibili conseguenze amministrative e sportive: da un lato la radiazione o la sospensione interna possono essere riesaminate dalla federazione; dall’altro, anche in presenza di un’assoluzione penale, restano questioni di regole interne e reputazione personale. Gli effetti su carriere, rapporti di squadra e percorsi agonistici saranno valutati nei prossimi passi procedurali e disciplinari.

Sostegno, mobilitazione e riflessioni sullo sport

All’esterno dell’aula hanno parlato anche rappresentanti di associazioni per i diritti delle donne: Differenza Donna ha dichiarato fiducia nella versione della giovane e ha collegato il caso alla discussione sul ruolo delle istituzioni nello sport e alla necessità di strumenti che non costringano la vittima a dimostrare una «non disponibilità». Sul fronte politico e sociale la vicenda ha riacceso il confronto sulla protezione delle atlete e sulla cultura della denuncia.

La protagonista ha ribadito che continuerà a gareggiare e che, nonostante il dolore, non intende arrendersi: «andrò fino in fondo», ha detto, annunciando che il giorno successivo sarebbe partita per una competizione internazionale, pur riconoscendo la difficoltà di dimenticare quanto accaduto. Il percorso giudiziario prosegue ora in appello e la vicenda rimane un punto di osservazione per chi studia i rapporti tra giustizia, sport e tutela delle vittime.