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Detenuta rimane incinta nel carcere italiano: scatta l'indagine

Detenuta rimane incinta nel carcere italiano: scatta l'indagine

La donna avrà il differimento della pena ma emerge la sottovalutazione dell'importanza dell'affettività tra coppie che scontano le pene nel medesimo istituto di detenzione.

Un caso “particolare” arriva da un istituto penitenziario italiano dato che ciò che si è verificato è la conferma delle difficoltà in cui si trovano ad operare gli agenti carcerari negli istituti penitenziari sempre più al collasso con detenuti che vivono in condizioni davvero precarie ed accende i riflettori sulla richiesta di maggior supporto al fine di svolgere il lavoro in modo corretto.

Differimento della pena per una donna detenuta

L’episodio che si è verificato ha portato ad un differimento della pena per la detenuta incarcerata che quindi potrà avere una pena ridotta perché deve provvedere ad una situazione primaria che ha reso impossibile garantire la totalità della pena inizialmente preventivata.

Ciò che emerge è come sia stato possibile che lei ne fosse al corrente ma aldilà del fatto, ormai avvenuto, ciò che emerge sono le difficoltà del personale penitenziario alla gestione dei detenuti durante le attvità extra-carcere come i colloqui che avvengono in apposite aree dell’istituto, non adeguatamente sorvegliate per ovvia mancanza di personale.

Rimane incinta durante il colloquio, si indaga per trovare il colpevole

Una donna detenuta nel carcere umbro di Perugia-Capanne ha, come svelato nel primo paragrafo, ottenuto un differimento della pena dopo che è rimasta incinta a seguito di rapporto sessuale con il proprio compagno, anch’egli detenuto nella struttura.

L’atto sessuale si sarebbe infatti verificato durante un colloquio, come riporta il sito Zazoom.it, la mancanza di personale penitenziario atto a sorvegliare i detenuti durante i colloqui ha permesso l’accadimento del fatto.

Sia chiaro, i detenuti non hanno il divieto di mostrare affettività all’interno del luogo di detenzione, è naturale però ammettere che vi siano delle zone grigie all’interno del regolamento.

Difatti l’istituto perugino non dispone di stanze dell’affettività ed il caso è nato anche per evidenziare un diritto ancora non riconosciuto.

Il sindacato di Polizia penitenziaria (SAPPE) ha invece parlato di fatto grave, derivante principalmente dalla mancanza di organico, senza colpevolizzare il personale interno che anzi, svolge egregiamente il proprio lavoro. Le responsabilità secondo il segretario nazionale per l’Umbria, Fabrizio Bonino, sono da attribuire a chi ha competenze gestionali ed organizzative.