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Caso Minetti, la teste ritratta e rivede le accuse: “Non ho mai visto festini”

Caso Minetti, la teste ritratta e rivede le accuse: “Non ho mai visto festini”

La teste uruguaiana rivede la sua versione davanti a un notaio e smentisce le accuse sui presunti festini, riaprendo il dibattito sul caso Minetti.

Una nuova svolta riapre il caso legato a Nicole Minetti: la teste uruguaiana che aveva parlato di presunti festini a Punta del Este ha infatti ritrattato le sue precedenti dichiarazioni davanti a un notaio. Nella nuova versione giurata, afferma di non aver mai assistito a episodi riconducibili a escort o attività illecite nella villa in cui avrebbe lavorato, alimentando così un acceso confronto tra ricostruzioni giudiziarie e giornalistiche sulla vicenda.

Caso Minetti, la teste cambia versione: “Non ho mai visto festini”

Come riportato dall’Ansa, in Uruguay sarebbe stato redatto un documento di quattro pagine davanti a un notaio con cui Graciela Mabel De Los Santos, massaggiatrice uruguaiana, avrebbe sostanzialmente rivisto quanto dichiarato in precedenza alla stampa italiana sulla vicenda legata a Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti.

L’atto, inviato successivamente in Italia tramite canali ufficiali, arriva dopo settimane in cui la donna era stata indicata come testimone di presunti episodi avvenuti nella villa di Punta del Este. Nella nuova versione, trasmessa anche attraverso l’Interpol agli inquirenti milanesi, la donna affermerebbe di non aver mai assistito a dinamiche riconducibili a escort o a presunte attività illecite.

In particolare, nell’atto si leggerebbe che la testimone “non ha mai visto che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata ad assoldare prostitute“.

La documentazione giurata è stata acquisita dalla Procura generale di Milano dopo la chiusura dell’istruttoria e poi inoltrata al Ministero della Giustizia, fino a raggiungere il Quirinale nell’ambito del procedimento relativo alla richiesta di grazia per Minetti. Nel fascicolo risultano già presenti le valutazioni della Procura generale, che aveva confermato la regolarità dell’iter.

Nelle carte notarili, inoltre, la donna avrebbe sostenuto una lettura diversa rispetto alle interviste precedenti, affermando che il senso delle sue parole sarebbe stato frainteso. In un passaggio centrale del documento si ribadisce che, durante il periodo trascorso nella residenza “Gin Tonic”, “Nel periodo in cui ho lavorato nella residenza ‘Gin tonic’ non ho mai visto che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata a reperire, attirare, assoldare o indurre a coinvolgere prostitute all’interno della residenza“.

Caso Minetti, la teste cambia versione: le reazioni, le contestazioni e la replica de Il Fatto Quotidiano

La nuova dichiarazione ha riacceso il confronto mediatico e giudiziario attorno alla vicenda. Da un lato, la ritrattazione viene interpretata come un elemento che rafforza la posizione difensiva nel procedimento sulla grazia; dall’altro, emergono forti contestazioni da parte del quotidiano che per primo aveva diffuso le precedenti interviste. Il Fatto Quotidiano annuncia infatti la pubblicazione integrale di materiale raccolto durante i contatti con la testimone, parlando di oltre un’ora e mezza di registrazioni e di 766 messaggi, comprensivi di chat, fotografie e screenshot. Il direttore Marco Travaglio sottolinea che il lavoro giornalistico si è basato su “conversazioni, riscontri, verifiche e di selezione degli aspetti che abbiamo ritenuto di pubblicare o meno“, ribadendo la volontà di rendere pubblici i dialoghi originali.

Secondo la ricostruzione del giornale, la donna avrebbe inizialmente autorizzato la pubblicazione del proprio nome e delle interviste, per poi modificare successivamente la propria posizione manifestando timori e chiedendo cambiamenti. Il quotidiano sostiene inoltre che la testimone, in una fase precedente, avrebbe confermato che “Nicole non aveva cambiato vita“, salvo poi interrompere i contatti con i giornalisti.

In parallelo, la vicenda ha assunto anche una dimensione politica e istituzionale: il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato che sul caso “forse ci sarà qualche piccolo seguito di istruttoria, ma credo che sia risolta“, inserendo così la nuova documentazione nel quadro più ampio delle valutazioni già in corso sul procedimento di clemenza.