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Abramovich torna come tramite tra Zelensky e Putin: cosa è successo

Abramovich torna come tramite tra Zelensky e Putin: cosa è successo

Roman Abramovich ha incontrato Volodymyr Zelensky a Kyiv per trasmettere messaggi a Vladimir Putin, riproponendosi come mediatore non ufficiale tra Russia e Ucraina e restando coinvolto in scambi di prigionieri e iniziative umanitarie

Negli ultimi sviluppi legati al conflitto tra Russia e Ucraina, Roman Abramovich è riemerso come figura di contatto tra le parti. L’oligarca, noto per essere stato proprietario del Chelsea e per aver guidato la regione di Chukotka in passato, è sotto sanzioni occidentali ma ha ancora la capacità di muoversi come intermediario informale. Il suo ruolo non è ufficialema le sue interlocuzioni recenti hanno riacceso il dibattito sul valore dei canali non istituzionali nelle trattative di pace.

La presenza di Abramovich a Kyiv lo scorso mese è stata confermata dal presidente Volodymyr Zelenskyche ha descritto un incontro privato durante il quale è stato chiesto all’oligarca di recapitare un messaggio a Vladimir Putin. Quel colloquio ribadì un punto fermo della posizione ucraina: l’impossibilità di abbandonare il Donbas. I dettagli delle conversazioni rimangono in parte riservati, ma le dichiarazioni pubbliche confermano il tentativo di usare un canale di comunicazione alternativo.

Incontri, messaggi e reazioni pubbliche

Dalle dichiarazioni di Zelensky emerge che Abramovich si offrì di portare a Mosca un messaggio diretto: «Voi state combattendo sul nostro territorio», avrebbe sottolineato il presidente ucraino, ribadendo che l’Ucraina non intende rinunciare alle aree del Donbas. Parallelamente, il presidente russo ha raccontato di aver incontrato un «rappresentante dei nostri ambienti d’affari» dopo il rientro di quel mediatore da Kyiv.

Putin ha precisato che, pur conoscendo la persona da tempo e avendola definita affidabile, non intendeva autorizzare attività ufficiali e ha rimarcato che questioni del genere devono essere gestite dai canali istituzionali come il Ministero degli Esteri e il Ministero della Difesa. In quella stessa cornice temporale, Putin ha collegato l’appuntamento con il viaggio di ritorno dalla capitale ucraina e con un attacco che colpì un istituto professionale nella località occupata di Starobilsk.

Le posizioni pubbliche dei protagonisti raccontano una dinamica di tensione: Zelensky ha detto chiaramente di aver chiesto un incontro faccia a faccia con Putin, mentre il Cremlino si mostra reticente, affermando che un vertice avrebbe senso solo se accompagnato da garanzie durature e non da accordi temporanei di poche settimane o mesi. La richiesta di Kiev per un confronto diretto è stata ribadita anche in un messaggio aperto pubblicato di recente dal presidente ucraino.

Precedenti diplomatici e attività umanitarie di Abramovich

La figura di Abramovich è stata già presente nelle fasi iniziali del conflitto: nell’early weeks of Russia’s 2026 invasion partecipò a negoziati che non portarono a un accordo stabile e prese parte ai colloqui ospitati in Istanbul in spring 2026, dove figurò come membro della delegazione russa secondo rappresentanti istituzionali. In quel periodo svolse funzioni di collegamento e fu considerato un canale accettabile per entrambe le parti, sebbene non ufficiale.

Oltre ai tentativi negoziali, Abramovich è stato coinvolto in diverse iniziative con finalità umanitarie ed economiche. Ha agito come collegamento durante il regime che ha permesso la ripresa delle esportazioni agricole ucraine via Mar Nero, un accordo facilitato dalle Nazioni Unite, e ha intrattenuto colloqui a livello internazionale per discutere scambi di prigionieri. Nel agosto 2026 incontrò il leader saudita a Riyadh per parlare di possibili scambi di detenuti; successivamente si sono svolti scambi che hanno visto il rilascio di figure come Viktor Medvedchuk e il trasferimento di 215 prigionieri, molti dei quali coinvolti nella difesa dell’acciaieria di Mariupol e dello stabilimento di Azovstal.

Il ruolo attuale e la sua evoluzione

Negli ultimi mesi il coinvolgimento di Abramovich è parso meno centrale, anche perché la Russia e gli Stati Uniti hanno intensificato contatti diretti su alcune questioni diplomatiche. Tuttavia, resta attivo in scambi di prigionieri e in colloqui mirati a elementi di un piano di pace sostenuto da terzi. La sua capacità di parlare con interlocutori di entrambi i lati lo rende ancora utile in contesti dove il rapporto diretto tra le parti è bloccato o politicamente sensibile.

La presenza di mediatori non ufficiali come Abramovich evidenzia una realtà: oltre ai canali istituzionali esistono backchannel che possono facilitare scambi di informazioni e passi concreti, anche se la loro efficacia dipende dalla volontà politica dei leader coinvolti. Mentre Kyiv conferma la volontà di trattare pur mantenendo posizioni stringenti sul territorio, Mosca rimane cauta nel trasformare questi incontri in un tavolo negoziale ufficiale.