Le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna, avvenuto a Conca Entosa nel settembre 2025, sono giunte a una fase decisiva con la chiusura dell’inchiesta da parte della Procura di Tempio Pausania. Il caso, che vede imputato l’imprenditore Emanuele Ragnedda, ruota attorno a una ricostruzione dei fatti fortemente contestata dalla difesa, tra accuse di omicidio volontario e la tesi alternativa della legittima difesa.
Omicidio di Cinzia Pinna: l’importante novità dopo la chiusura delle indagini
Come riportato dall’Unione Sarda, la svolta inattesa è arrivata dopo un sopralluogo effettuato a Conca Entosa alla fine di maggio, durante il quale i legali di Emanuele Ragnedda, affiancati dal consulente tecnico Dario Redaelli, sono entrati nell’ambiente in cui è stata uccisa Cinzia Pinna per mettere in discussione gli esiti prodotti dal RIS di Cagliari.
Nonostante questi approfondimenti della difesa, la sostituta procuratrice Noemi Mancini ha impresso una decisa accelerazione al procedimento, firmando l’avviso di conclusione delle indagini e chiudendo così, per la Procura di Tempio Pausania, la fase investigativa relativa al delitto avvenuto il 12 settembre 2025.
Sulla base delle analisi svolte dai Carabinieri del RIS di Cagliari e del contributo di diversi specialisti — tra cui il medico legale Salvatore Lorenzoni, l’entomologa forense Valentina Bugelli e il tossicologo Silvio Chericoni — la pm ha ricostruito il quadro accusatorio.
L’imprenditore 41enne di Arzachena, noto per la produzione di un Vermentino di pregio, pare sia formalmente imputato per omicidio volontario, così come indicato nell’avviso ex art. 415 bis.
Secondo l’accusa, nella notte tra l’11 e il 12 settembre 2025, dopo una discussione, avrebbe esploso più colpi di pistola con una Glock calibro 9 contro Cinzia Pinna, 33 anni, all’interno del soggiorno dello stazzo situato a Conca Entosa, nel territorio di Palau.
Omicidio di Cinzia Pinna: la ricostruzione dei fatti e la posizione delle parti
Per la Procura, l’azione dell’indagato si sarebbe svolta in un contesto che escluderebbe l’ipotesi di legittima difesa, configurando invece un omicidio volontario aggravato da motivazioni ritenute futili e abiette. A queste contestazioni si aggiungerebbero anche le accuse di occultamento di cadavere e porto illegale dell’arma, mentre non viene ipotizzata alcuna violenza sessuale.
La ricostruzione accusatoria indica che Ragnedda avrebbe incontrato Cinzia Pinna a Palau la sera dell’11 settembre, in un contesto in cui la donna avrebbe chiesto aiuto; entrambi avrebbero poi assunto cocaina in auto prima di raggiungere la tenuta di Conca Entosa. All’interno dell’abitazione si sarebbe verificato l’evento omicidiario: la vittima, seduta sul divano, sarebbe stata colpita al volto da almeno tre proiettili esplosi da distanza ravvicinata. Dopo il delitto, secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe occultato il corpo nelle campagne circostanti, tra vegetazione e sterpaglie.
La difesa, affidata agli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, continua invece a sostenere la tesi della legittima difesa, affermando all’Ansa che l’imputato avrebbe reagito a un’aggressione durante la quale sarebbe stato colpito al volto con un coltello da cucina. A supporto di questa versione viene richiamata anche la consulenza del perito balistico e criminalista Dario Redaelli, che avrebbe rilevato tracce ematiche riconducibili a Ragnedda sulla scena del crimine. Gli stessi legali sottolineano come la chiusura delle indagini rappresenti, a loro avviso, l’inizio del confronto processuale vero e proprio, ribadendo la convinzione che il loro assistito non corrisponda all’immagine emersa dall’impostazione accusatoria e che il dibattimento potrà chiarire definitivamente la vicenda.
