Da una carriera iniziata negli anni Ottanta fino ai programmi più discussi degli ultimi anni, Irene Ghergo è stata una figura chiave dietro molti format televisivi di successo. Nell’intervista più recente la Ghergo è tornata a parlare del rapporto con alfonso signorinidelle reazioni serene di Maurizio Costanzo durante le difficoltà in scaletta e dei retroscena su Non è la Rai nati a casa di Silvio Berlusconi in via dell’Anima.
Le sue parole mescolano ricordi personali, giudizi sul presente e alcuni aneddoti noti agli addetti ai lavori.
Pur evitando toni celebrativi, la Ghergo non nasconde affetto e critica verso colleghi e amici: definisce Signorini «un caro amico» e ne sottolinea talento e cultura, ma parla anche di un comportamento sui social che è stato «incosciente». I richiami alle esperienze passate servono a ricostruire un percorso che va dagli inizi degli anni ’80 fino ai programmi più recenti.
Il legame professionale e umano con Alfonso Signorini
Il rapporto tra Irene Ghergo e Alfonso Signorini tocca aspetti professionali e privati. La Ghergo racconta di aver intuito presto le potenzialità di Signorini e di avergli detto «Farò di te una star», frase che segnò un avvio di fiducia reciproca. Nei momenti di lavoro più intensi ella era una delle poche persone ammesse con libertà nel camerino del conduttore, insieme a un dirigente Mediaset: quella scelta rifletteva un legame che andava oltre la semplice collaborazione professionale.
Oggi, dopo eventi che hanno coinvolto il nome di Signorini in prima pagina, la Ghergo dichiara che lui è «un caro amico, un signore colto, un bravissimo conduttore» ma che sui social è stato talvolta incoscientecon riferimento agli scambi privati e alle conversazioni finite sotto osservazione.
Aneddoti con Maurizio Costanzo e la gestione degli imprevisti
Tra i racconti emersi, uno illumina il modo di affrontare i contrattempi in trasmissione. La Ghergo evoca le riunioni per Buona Domenica dove la ricerca dell’ospite saltato creava sempre un momento di tensione: davanti a quel panorama, Maurizio Costanzo restava impassibile, pronunciando secco «Togliete ‘a sedia» quando occorreva adattare la scaletta. L’immagine restituisce un metodo fatto di calma e pragmatismo, evidenziando quanto la gestione dei live richieda lucidità e rapidità di decisione dietro le quinte.
La genesi di Non è la Rai e le dinamiche con Gianni Boncompagni
La storia di Non è la Raiprogramma diventato fenomeno negli anni ’90, è raccontata dalla Ghergo con dettagli sugli incontri decisivi e sulle richieste creative. Il progetto nacque, secondo la sua versione, in via dell’Anima a casa di Berlusconi, dove l’atmosfera tra i protagonisti era spesso surreale: il padrone di casa la accolse dicendo «Prego, signora, si accomodi», mentre Boncompagni, di fronte a battute e barzellette servite a tavola, rimaneva quasi imperturbabile e veniva stimolato con piccoli calci sotto il tavolo. Il regista impose condizioni inconsuete come l’idea di una totale autonomia produttiva e la rimozione di alcune telecamere; scelte che il produttore accettò riconoscendo il potenziale dello show. Su Paolo Bonolis, chiamato in seguito a condurre il programma prima che passasse ad Ambra Angiolini, la Ghergo riporta un’opinione di Boncompagni: «Urla troppo», frase che testimoniava scetticismo iniziale rispetto al suo stile di conduzione.
Ruolo di Enrica Bonaccorti e prima conduzione
Nel racconto della Ghergo emerge anche il nome di Enrica Bonaccortialla quale venne affidata inizialmente la conduzione del programma, segnando una fase sperimentale della costruzione del format. Un’immagine promozionale citata dalla Ghergo mostra Bonaccorti davanti a uno scenario estremo, a sottolineare l’audacia e la cifra estetica voluta per lo show.
Questi episodi ribadiscono un tema ricorrente nelle parole della Ghergo: la riuscita di un programma non è frutto del caso, ma del lavoro intenso e spesso invisibile di autori, dirigenti e creativi. Il suo racconto collega memorie personali, giudizi sui colleghi e momenti chiave della tv italiana, offrendo una panoramica che spazia dagli anni Ottanta agli anni Novanta e fino alle dinamiche contemporanee della comunicazione mediatica.
