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Tiziano Ferro a Milano: 55mila persone per il tour Stadi26

Tiziano Ferro a Milano: 55mila persone per il tour Stadi26

Tiziano Ferro ha conquistato San Siro con un concerto straordinario, dimostrando ancora una volta il suo talento e la sua capacità di emozionare il pubblico.

Tiziano Ferro è tornato sul palco di San Siro, regalando al pubblico un concerto indimenticabile. Con 55mila persone presenti, il cantautore di Latina ha dimostrato di essere ancora in forma smagliante, mettendo in scena uno spettacolo privo di sbavature. Il tour Stadi26che ha già toccato quota 450mila biglietti venduticontinua a celebrare la carriera di uno degli artisti più influenti del pop italiano.

Un viaggio musicale attraverso venticinque anni di carriera

Lo show è iniziato con ‘Sono un grande’title track dell’ultimo album e manifesto di una nuova fase della vita di Tiziano. Il brano ha assunto un significato ancora più forte alla luce degli anni complessi che l’artista ha attraversato, tra cui la dipendenza dall’alcol, la fine del matrimonio con Victor Allen e le difficoltà legate alla separazione.

Nonostante tutto, Tiziano è riuscito a trasformare queste esperienze in musica, pubblicando il suo ultimo lavoro discografico con Sugar e sotto la guida manageriale di Paola Zukar.

Con una giacca nera impreziosita da cristalli, Tiziano è entrato in scena alle 21 in punto, al centro di una grande scenografia alla Escher. Sul palco si è mosso continuamente, ballando e interagendo con il pubblico lungo una passerella di ventiquattro metri.

Ha esordito con parole commoventi: ‘Milano è la mia seconda casa, la mia città. Oggi mi hanno chiesto ‘mai sei emozionato, nervoso?’ Io sono solo contento di tornare a Milano. Faremo di tutto perché sia una bella serata. È una Milano dei miracoli. Aspettavate i miei concerti e io non credevo che sareste tornati ma lo avete fatto’.

Un repertorio che spazia tra r’n’b, pop e contaminazioni urban

Il set ha attraversato un quarto di secolo di carriera, con oltre trenta brani in più di due ore di spettacolo. Tiziano ha mantenuto la promessa di fare una scaletta a ritroso, come un viaggio nel tempo. Le hit si sono susseguite una dopo l’altra, spaziando dall’r’n’b degli esordi al pop che lo ha consacrato, fino alle contaminazioni urban degli ultimi anni. Nel repertorio c’era spazio per ‘Rosso Relativo’che lo ha imposto all’attenzione del grande pubblico all’inizio degli anni Duemila, e per i brani di ‘111’il disco della consacrazione. Non sono mancate le pagine più mature di ‘Alla mia età’ e ‘Il mestiere della vita’fino ad arrivare a ‘Nessuno è solo’ e all’ultimo lavoro ‘Sono un grande’.

Durante ‘E Raffaela è mia’il pubblico ha reagito con una scossa di terremoto, dimostrando tutto il suo affetto per Tiziano. Ad accompagnarlo sul palco c’era una band di alto livello, guidata dal direttore musicale Luca Scarpa, con Gary Novak alla batteria, Tim Lefebvre al basso, Corey Sanchez e Davide Tagliapietra alle chitarre, Gianluca Ballarin alle tastiere e Alessandro Orefice al pianoforte. Accanto ai musicisti, c’era anche un corpo di ballo diretto dal coreografo Carlos Kamizele, elemento fondamentale dello show.

L’ospite a sorpresa: Lazza

La serata milanese è stata resa ancora più speciale grazie a un ospite a sorpresa: Lazzaportabandiera di una scena contemporanea con cui Tiziano dialoga da tempo. Insieme hanno duettato sulle note di ‘Xxdono’brano inciso con il rapper milanese ed entrato nella tracklist di ‘Sono un grande (Deluxe)’uscito nei negozi il 29 maggio scorso. Prima di attaccare ‘Ed ero contentissimo’Tiziano si è aperto al pubblico: ‘Non so se questi due concerti saranno gli ultimi che farò in questo stadio che mi ha dato così tanto. Ho vissuto a Milano e se la vita non mi avesse portato altrove ci vivrei ancora. A questa città speciale e un po’ magica voglio dedicare questa canzone’.

È stato ‘Xdono’il singolo che nel 2001 diede inizio alla sua storia discografica, a chiudere il cerchio di uno spettacolo bello per occhi e orecchie. A quarantasei anniTiziano Ferro sembra aver trovato un nuovo equilibrio. Lo raccontano le parole, l’affetto immutato del pubblico e, soprattutto, il modo in cui vive il palco. Sicuramente non vuole nascondere le cicatrici e anzi, ne ha fatto la sua forza. Per lui parlano le canzoni, la voce e la capacità di tenere in pugno uno stadio per oltre due ore. Quanto basta per costringere anche i detrattori più ostinati ad arrendersi all’evidenza.