I colloqui tra USA e Iran a Islamabad sono proseguiti per ore durante la notte, con la Casa Bianca che ha confermato la prosecuzione dei lavori e ha smentito report iraniani sull’interruzione delle consultazioni. Secondo fonti ufficiali, la discussione era in corso da circa quindici ore, segnalando la gravità e la complessità dei dossier affrontati.
Questo ciclo di contatti è stato reso possibile dal ruolo di mediatore del Pakistan e ha attirato immediata attenzione internazionale per la combinazione di temi di sicurezza marittima e dinamiche regionali.
Le delegazioni riunite comprendono figure di primo piano: da parte statunitense il vicepresidente JD Vance, con Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff, mentre l’Iran è rappresentato da volti istituzionali come il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Nella capitale pakistana sono intervenuti anche il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, sottolineando il ruolo operativo del Pakistan come facilitatore. Testimonianze giornalistiche hanno riportato anche momenti di scambio cordiale, come la stretta di mano tra Vance e Ghalibaf citata dal New York Times.
Contesto e partecipanti
Il tavolo negoziale è nato con l’obiettivo di affrontare più fronti: dallo sminamento e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz alle garanzie di cessate il fuoco in aree contigue, passando per questioni tecniche legate alle responsabilità militari. La Casa Bianca ha fornito l’elenco dei partecipanti americani, inclusi consulenti come Andrew Baker e Michael Vance, a testimonianza della centralità strategica accordata all’incontro. Per l’Iran la presenza di Ghalibaf e Araghchi indica un mix di peso politico e competenze diplomatiche: entrambi possono trattare senza che tutto passi esclusivamente per i canali abituali, caratterizzando così i colloqui come diretti e ad alto livello.
Delegazioni e figure chiave
Sul piano dei ruoli, il vicepresidente JD Vance ha guidato la delegazione USA, mentre tra gli iraniani spiccano il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro Abbas Araghchi. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha poi ribadito che la delegazione difende fermamente gli interessi nazionali e che agirà «con coraggio», come riportato sui social ufficiali. Agenzie come Tasnim e testate internazionali come CNN hanno seguito ogni sviluppo, riferendo della possibile estensione delle consultazioni e della transizione dalle questioni generali a confronti tecnici più dettagliati.
Punti di negoziato e aspetti militari
Tra i temi più concreti e contestati figura lo Stretto di Hormuz, dove il Comando Centrale USA (CENTCOM) ha annunciato operazioni di sminamento e il transito della USS Frank E. Peterson e della USS Michael Murphy. Centcom ha indicato che l’obiettivo è garantire la libertà di navigazione e che a breve avrebbe condiviso corridoi sicuri con il settore marittimo. L’Iran, tuttavia, ha contestato queste affermazioni con una smentita netta da parte delle sue forze armate, che hanno rivendicato il controllo delle operazioni nello stretto, creando così una dicotomia di versioni pubbliche.
Lo Stretto di Hormuz: sminamento e dichiarazioni contrapposte
Il contrasto sulle navi americane nello stretto ha generato una immediata reazione diplomatica: il Qatar ha annunciato la ripresa della navigazione da una data successiva, mentre Teheran ha negato l’ingresso di unità navali USA nell’area, citando il portavoce del gruppo Khatam al-Anbiya. Il CENTCOM, dall’altra parte, ha giustificato l’azione come necessaria per rimuovere mine attribuite ai Guardiani della Rivoluzione. In questo contesto, termini come sminamento e libertà di navigazione assumono peso politico e operativo, determinando la priorità delle discussioni.
Ripercussioni regionali e diplomatiche
Le trattative a Islamabad hanno avuto riflessi immediati nella regione: in Libano il bilancio dei morti superava le duemila vittime dal 2 marzo, con un impatto umanitario rilevante, mentre gli Stati Uniti avrebbero dato garanzie sul non bombardamento di Beirut fino al 14 aprile in vista di colloqui bilaterali a Washington. In Israele sono proseguite le proteste contro la guerra e le critiche politiche al governo; nello stesso tempo il presidente francese Emmanuel Macron ha telefonato a Pezeshkian invitando a sfruttare i negoziati per una de-escalation sostanziale, evidenziando il coinvolgimento internazionale nella ricerca di stabilità.
Possibile proroga e ruolo del Pakistan
Fonti pakistane e media iraniani hanno indicato la possibilità che i colloqui vengano prolungati, con incontri che possono spostarsi verso sessioni tecniche e di esperti nei giorni successivi. Il primo ministro Shehbaz Sharif è stato segnalato come figura pronta a spostarsi nei Paesi vicini per coordinare follow up, incluso un possibile viaggio in Arabia Saudita. L’elemento centrale resta il ruolo del Pakistan come mediatore che ospita le parti e cerca di trasformare un confronto teso in un percorso negoziale sostenibile, con l’obiettivo di tradurre le intese in misure concrete per la sicurezza regionale.