> > Normativa CBAM: perché il modello industriale di Weerg non richiede adeguamenti

Normativa CBAM: perché il modello industriale di Weerg non richiede adeguamenti

Quando il modello produttivo è già pronto per le nuove regole

L’introduzione di nuove regole ambientali a livello europeo sta ridefinendo in modo profondo le logiche produttive e le strategie di approvvigionamento dell’industria manifatturiera. Il Carbon Border Adjustment Mechanism, noto come CBAM, rappresenta uno degli strumenti più rilevanti messi in campo dall’Unione Europea per governare l’impatto climatico delle filiere e per riequilibrare il costo ambientale tra produzioni interne e beni importati.

Il meccanismo, disciplinato dal Regolamento (UE) 2023/956, nasce con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del carbon leakage, ovvero la delocalizzazione delle attività produttive verso Paesi caratterizzati da standard ambientali meno stringenti. La normativa introduce obblighi specifici per gli importatori europei di determinate categorie di beni ad alta intensità di carbonio, imponendo la rendicontazione delle emissioni incorporate e, nel regime definitivo, l’acquisto di certificati CBAM.

In questo scenario normativo in evoluzione si inserisce Weerg, azienda italiana con sede a Venezia attiva nella stampa 3D industriale, nelle lavorazioni CNC e nel taglio laser. Il posizionamento industriale dell’azienda si distingue per un modello produttivo che risulta già coerente con il perimetro applicativo del CBAM, senza richiedere interventi correttivi o riorganizzazioni.

La struttura operativa di Weerg, infatti, si basa su una produzione interamente gestita in-house e localizzata sul territorio italiano. Tutte le fasi del ciclo produttivo vengono svolte all’interno di un unico stabilimento di oltre 10.000 metri quadrati situato a Venezia. Questa configurazione consente un controllo diretto e continuo dei processi, eliminando il ricorso a intermediari.

Il quadro normativo delineato dal CBAM riguarda in modo specifico le importazioni di prodotti finiti o semilavorati provenienti da Paesi extra-UE. Tra le categorie merceologiche interessate rientrano materiali come acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno ed elettricità, per i quali è prevista una rendicontazione delle emissioni di carbonio incorporate. La piena operatività del meccanismo è stata raggiunta il 1° gennaio 2026, dopo una fase transitoria avviata nell’ottobre 2023.

Il modello industriale adottato da Weerg si colloca al di fuori di questo perimetro applicativo. L’assenza di importazioni di prodotti finiti da Paesi terzi e la concentrazione delle attività produttive in ambito europeo fanno sì che l’azienda operi all’interno di una filiera manifatturiera già allineata agli obiettivi ambientali dell’UE

Un assetto produttivo di questo tipo assume un valore particolare nel contesto attuale, in cui la compliance normativa è diventata un fattore sempre più rilevante per le imprese, soprattutto in ambito B2B. La crescente attenzione alle direttive ambientali e ai criteri ESG sta influenzando le decisioni d’acquisto e la selezione dei partner industriali, rendendo la trasparenza di filiera un elemento strategico.

Per i clienti, collaborare con un fornitore che opera interamente all’interno dell’Unione Europea significa poter contare su un contesto produttivo privo di complessità legate agli obblighi CBAM. L’assenza di oneri connessi all’importazione, la prevedibilità dei tempi di consegna e la semplificazione degli adempimenti normativi rappresentano vantaggi concreti in un mercato sempre più regolamentato.

Un ruolo centrale in questo posizionamento è svolto anche dalla dotazione tecnologica di Weerg. L’azienda dispone di un parco macchine industriali avanzato, che include la più grande installazione mondiale di stampanti Multi Jet Fusion HP, oltre a sistemi dedicati alle lavorazioni CNC e al taglio laser. 

La scelta di concentrare la produzione in un’unica sede, evitando l’esternalizzazione verso Paesi extra-UE, riflette una visione industriale orientata alla stabilità operativa. Questo approccio, infine, permette di ridurre la complessità della filiera e di operare all’interno di un quadro normativo chiaro e definito, in linea con le politiche ambientali europee.