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Ritorno al nucleare in Italia, le caratteristiche delle nuove centrali: dove saranno costruite

Ritorno al nucleare in Italia, le caratteristiche delle nuove centrali: dove saranno costruite

Il nucleare torna in Italia. Tutte le informazioni sulle nuove centrali, dove saranno e come verranno smaltiti i rifiuti.

Il Parlamento italiano ha approvato definitivamente il 23 settembre la legge delega che apre la strada al ritorno del nucleare nel mix energetico nazionale. Il provvedimento non prevede però la costruzione immediata di nuove centrali, ma affida al governo il compito di definire, attraverso successivi decreti legislativi, il quadro normativo necessario per autorizzare, realizzare e gestire gli impianti.

Il nuovo nucleare italiano dovrebbe guardare soprattutto alle tecnologie più avanzate, diverse da quelle delle centrali che erano operative nel nostro Paese fino agli anni Ottanta. Tra le soluzioni considerate ci sono gli Small Modular Reactor (SMR) e gli Advanced Modular Reactor (AMR), due categorie di reattori che presentano caratteristiche e livelli di sviluppo differenti.

Nucleare in Italia: SMR e AMR, come saranno i nuovi reattori

Gli SMR sono reattori nucleari di dimensioni più contenute rispetto alle grandi centrali oggi conosciute. Come spiega Marco Ricotti, ordinario di impianti nucleari al Politecnico di Milano, al Corriere della Sera, la loro potenza può aggirarsi indicativamente intorno ai 300-350 megawatt, contro i circa 1.200 megawatt di un grande reattore.

La tecnologia è già conosciuta e questi impianti utilizzano generalmente acqua come sistema di raffreddamento e combustibile a base di uranio arricchito.

Gli AMR, invece, rappresentano una generazione tecnologicamente più avanzata e in molti casi ancora in fase di sviluppo. Alcuni progetti prevedono sistemi di raffreddamento basati su piombo, sodio o sali fusi. Si tratta quindi di tecnologie meno mature rispetto agli SMR, con caratteristiche che potrebbero consentire in futuro anche un diverso utilizzo del combustibile nucleare. Uno degli aspetti centrali resta quello della sicurezza. Secondo Stefano Monti, presidente dell’Associazione italiana nucleare, gli SMR sono progettati con standard di sicurezza comparabili a quelli dei più moderni reattori di terza generazione avanzata. Una parte importante dei sistemi di protezione è di tipo passivo: significa che, in determinate condizioni di emergenza, possono funzionare senza dipendere dall’alimentazione elettrica o dall’intervento diretto degli operatori. Tra le funzioni principali c’è il raffreddamento del combustibile.

Anche il cambiamento climatico viene considerato nella progettazione dei futuri impianti. L’aumento delle temperature e la possibile riduzione della disponibilità di acqua nei fiumi rendono infatti necessario valutare sistemi di raffreddamento meno dipendenti dalle risorse idriche. Tra le soluzioni considerate ci sono le torri di raffreddamento, che permettono di gestire il calore prodotto dall’impianto. I caratteristici pennacchi bianchi visibili sopra alcune centrali sono costituiti da vapore acqueo. Le dimensioni ridotte degli SMR potrebbero inoltre aprire alla possibilità di utilizzare questi impianti in prossimità di siti industriali con elevati consumi energetici, compresi, in prospettiva, i data center. Si tratta però di uno scenario subordinato alle autorizzazioni delle autorità di sicurezza e alla definizione dei requisiti necessari per la localizzazione.

Nucleare in Italia: il nodo delle scorie e del deposito nazionale

Un altro tema centrale riguarda i rifiuti radioattivi. Anche i nuovi reattori, infatti, produrranno materiali radioattivi che dovranno essere gestiti e smaltiti secondo procedure specifiche. Per gli SMR raffreddati ad acqua, secondo Monti, la tipologia dei rifiuti è sostanzialmente analoga a quella delle centrali nucleari tradizionali, a parità di energia prodotta. La quantità complessiva dipenderà naturalmente dalle dimensioni e dall’attività degli impianti. Durante il funzionamento vengono prodotti anche rifiuti a bassa e media attività, tra cui componenti del circuito primario, resine, filtri, strutture interne e materiali utilizzati nelle attività di esercizio e manutenzione. Il combustibile esaurito, invece, appartiene alla categoria dei materiali ad alta attività e richiede sistemi di gestione differenti.

Per i rifiuti a bassa e media attività è previsto il ricorso a un deposito nazionale, destinato alla loro sistemazione definitiva in condizioni di sicurezza. Per il combustibile esaurito e i rifiuti ad alta attività il problema è più complesso e riguarda anche la possibilità di uno stoccaggio temporaneo e, nel lungo periodo, di un deposito geologico. Secondo Monti, una delle ipotesi allo studio riguarda anche la possibilità di un futuro deposito geologico europeo. Nel frattempo, l’alta attività potrebbe essere gestita attraverso sistemi di stoccaggio temporaneo. Lo sviluppo di reattori avanzati potrebbe inoltre modificare in prospettiva le modalità di gestione e utilizzo di parte del combustibile.

La nuova legge delega rappresenta quindi soltanto l’inizio del percorso. Prima di arrivare alla realizzazione concreta di nuovi impianti sarà necessario definire attraverso i decreti attuativi le procedure di autorizzazione, i criteri per individuare i siti, le responsabilità delle autorità di controllo e le modalità di gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi. Il ritorno del nucleare in Italia entra così nella sua fase normativa e tecnica, con numerosi passaggi ancora da completare.

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