La vicenda del bimbo sottoposto a un trapianto di cuore rivelatosi poi compromesso riporta al centro dell’attenzione pubblica il tema della sicurezza nelle procedure di donazione e trasporto degli organi. Mentre al Ospedale Monaldi si valuta la possibilità di un secondo intervento grazie alla disponibilità di un nuovo cuore, le indagini cercano di chiarire eventuali responsabilità nella gestione del primo trapianto.
Tra emergenza clinica e accertamenti giudiziari, ecco gli ultimi aggiornamenti sul caso.
L’inchiesta sul trasporto dell’organo e gli accertamenti ministeriali
Parallelamente all’emergenza clinica, proseguono le indagini della Procura di Napoli per chiarire cosa sia accaduto durante il primo trapianto. Al centro degli accertamenti vi è il trasferimento del cuore da Bolzano a Napoli: l’organo sarebbe stato conservato in un contenitore ritenuto obsoleto, privo di sistemi di monitoraggio della temperatura e definito “fuori dalle linee guida”.
Secondo quanto emerso, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco al posto di quello tradizionale, provocando un abbassamento eccessivo della temperatura e un danno irreversibile al tessuto cardiaco. La scelta del box di vecchia concezione, sempre secondo gli investigatori, sarebbe dipesa dalla mancata formazione del personale sull’uso dei dispositivi più moderni disponibili in dotazione.
L’inchiesta punta a ricostruire l’intera catena delle responsabilità, dall’espianto effettuato a Bolzano fino alla decisione di procedere con l’intervento al Monaldi nonostante le criticità. Sono già sei gli indagati appartenenti alle due équipe coinvolte, ma il numero potrebbe aumentare.
Dopo l’operazione di dicembre, alla madre era stato comunicato che il cuore “non partiva”, senza ulteriori dettagli sulle condizioni dell’organo. Da allora il bambino sopravvive grazie alla circolazione extracorporea, una soluzione temporanea che, con il passare del tempo, può compromettere altri organi. In vista di un eventuale nuovo trapianto, l’avvocato Petruzzi ha chiesto ai carabinieri del Nas che il cuore precedentemente impiantato venga sequestrato per consentire ulteriori perizie.
Mentre la magistratura lavora per accertare eventuali omissioni, la priorità resta la stessa espressa dalla madre: “è avere un cuore nuovo per mio figlio e vederlo tornare a casa guarito”.
Nuovo cuore per il bimbo dopo il trapianto fallito: oggi il verdetto del team di esperti
All’Ospedale Monaldi si riaccende una flebile speranza per il bambino napoletano di due anni ricoverato in terapia intensiva dopo il trapianto fallito del 23 dicembre. Nelle ultime ore i sanitari hanno convocato d’urgenza la madre, Patrizia Mercolino: è disponibile un altro organo e oggi, 18 febbraio, un collegio di specialisti dovrà stabilire se potrà essere impiantato. Il piccolo, sostenuto da oltre cinquanta giorni dall’Ecmo, resta in condizioni “gravi e stabili”, costantemente monitorato e ancora inserito in lista d’attesa.
Secondo quanto riferito dall’avvocato di famiglia, Francesco Petruzzi, nelle trasmissioni Cartabianca e Farwest, il donatore sarebbe un bambino di tre anni, gruppo 0, mentre il ricevente è gruppo B: una combinazione potenzialmente compatibile, per questo attualmente è il quarto nella lista. I protocolli del Centro nazionale trapianti prevedono che, quando si rende disponibile un organo, venga avviata una valutazione comparativa tra i pazienti compatibili, considerando parametri medici e probabilità di successo dell’intervento. “Domani valutano la compatibilità e trapiantabilità, se il gruppo sanguigno sarà compatibile. Si valuterà con il team la trapiantabilità”, ha spiegato il legale.
Anche l’azienda ospedaliera ha chiarito che “ogni decisione in merito all’allocazione dell’organo sarà presa solo in seguito alla valutazione del team di esperti”.
La madre non ha mai smesso di raccontare la forza del figlio: “È il mio piccolo guerriero… Sta continuando a lottare e spero sempre si trovi una soluzione per salvarlo”. Parole che restituiscono il lato umano di una vicenda sospesa tra attesa e timore, mentre l’Heart Team, composto da esperti provenienti da diversi centri italiani ad alta specializzazione, è chiamato a esprimere un giudizio decisivo sulla possibilità di un secondo intervento.
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