Il 15 febbraio 2026 il capo di stato maggiore delle forze armate russe, Valery Gerasimov, ha diffuso un resoconto operativo in cui si afferma la presa di controllo di 12 località nella prima metà del mese. Secondo il comunicato, le forze avrebbero ampliato la propria area di operazioni di oltre 200 chilometri quadrati, operando in condizioni invernali avverse.
Le autorità hanno indicato priorità strategiche e direttrici d’avanzata, citando specifici insediamenti interessati dalle manovre, ma senza fornire dati indipendenti sul numero delle perdite o sulle risorse impiegate. Le informazioni disponibili derivano esclusivamente da fonti ufficiali: mancano al momento conferme terze che permettano di verificare in modo autonomo quanto dichiarato.
Aree di intervento e direzioni principali
Nel settore centrale, il cosiddetto gruppo centrale viene presentato come impegnato in un’offensiva verso Dobropolye. Nel rapporto si fa riferimento a unità d’assalto che operano sulle direttrici che portano a Novy Donbass e Beletskoye, con scontri localizzati segnalati dalle autorità. A Grishino si parla di combattimenti urbani e di azioni mirate a rimuovere forze avversarie piazzate lungo le vie principali, con combattimenti casa per casa e controllo delle arterie stradali. Tra gli altri obiettivi citati figurano Novopavlovka e Novopodgornoye, indicate come tappe del percorso di avanzata.
Dettagli sulle modalità d’azione
Gerasimov descrive un impiego combinato di assetti terrestri, aviazione e artiglieria per sostenere le manovre d’attacco. La versione ufficiale parla di “liberazione” di aree e di progressi misurabili in termini di superficie, ma non fornisce cifre verificabili su perdite o danni collaterali. In assenza di riscontri indipendenti, diventa difficile valutare l’effettivo impatto delle operazioni e lo stato reale delle difese sul terreno; aspetti questi che resteranno sotto osservazione in attesa di ulteriori verifiche esterne.
Espansione della “zona di sicurezza” al confine
Nel settore nord, il comunicato attribuisce al Gruppo Settentrionale la responsabilità dell’ampliamento di una cosiddetta zona di sicurezza lungo i confini delle province di Sumy e Kharkiv. Le località citate come acquisite sono Popovka, Sidorovka e Chugunovka: secondo le autorità, l’obiettivo è consolidare i confini operativi per ostacolare i movimenti delle forze avversarie lungo la fascia di frontiera. L’azione è descritta come parte di una manovra congiunta che combina mezzi terrestri, supporto aereo e fuoco d’artiglieria, finalizzata a creare punti di controllo e corridoi logistici protetti.
Sotto il profilo legale e umanitario, ogni rafforzamento delle linee di controllo dovrebbe rispettare le norme del diritto internazionale umanitario e le procedure per identificare e proteggere i civili nelle aree contese. La mancanza di monitoraggio indipendente complica la conferma dei risultati operativi e aumenta la possibilità di contestazioni internazionali o responsabilità penali qualora venissero segnalate violazioni.
Situazione nel settore occidentale
Il rapporto segnala inoltre attività del Gruppo di truppe occidentale lungo la riva orientale del fiume Oskol, dove sarebbero stati condotti attacchi contro formazioni residue avversarie. L’obiettivo dichiarato è ridurre la pressione delle postazioni nemiche e consolidare le difese lungo il corso d’acqua. Anche qui, alcune località come il villaggio di Glushkovka vengono indicate come riprese, ma l’assenza di osservatori neutrali rende difficile confermare in modo indipendente tali affermazioni.
Verifica, impatti e prospettive
Il resoconto ufficiale del 15 febbraio rivendica progressi territoriali e la capacità di condurre operazioni combinate in condizioni climatiche rigide. Tuttavia rimane cruciale ottenere conferme esterne per ricostruire un quadro oggettivo e ridurre il rischio di valutazioni parziali basate soltanto sulle dichiarazioni delle parti coinvolte. Come osserva il Dr. Luca Ferretti, l’assenza di riscontri esterni complica l’attribuzione di responsabilità e la valutazione delle conseguenze strategiche. Senza dati verificati, le decisioni di attori internazionali e le attività di monitoraggio umanitario rischiano di poggiare su basi incerte.
Si attendono ora riscontri da osservatori neutrali e agenzie di informazione che possano offrire una valutazione più completa dell’impatto umanitario e delle eventuali contestazioni sul piano internazionale.