Il 5 novembre a Asunción il Parlamento paraguayano ha vissuto una scena insolita: la maggioranza del Partito Colorado ha lasciato la sede durante la votazione sulle dimissioni del presidente Santiago Peña. L’evento, trasmesso nelle ore pomeridiane, ha impedito il raggiungimento del numero legale necessario per confermare la rinuncia, creando un vuoto istituzionale che ha riacceso il dibattito sulla successione al potere.
Peña aveva annunciato la propria uscita dalla carica in un video pubblicato sulla piattaforma X, dichiarando di volere tutela della stabilità del Paese e della democrazia. La decisione è arrivata in piena crisi finanziaria legata alla bancarotta della Ueno Bank, una realtà digitale che contava circa tre milioni di clienti, ossia più del 60% della popolazione adulta del Paraguay.
Il voto bloccato dalla maggioranza del Partito Colorado
La seduta, aperta nel pomeriggio, si è rapidamente trasformata in una lotta di potere. Dopo un lungo dibattito, il Congresso è passato al voto nominale, ma i deputati del partito di governo, constatata l’impossibilità di ottenere i voti richiesti, hanno preferito uscire dall’aula. Questa manovra ha reso nullo il procedimento, evitando così una sconfitta parlamentare che avrebbe potuto indebolire ulteriormente la coalizione al potere.
Le ragioni della fuga
Secondo le dichiarazioni dei membri del Colorado, la decisione di ritirarsi è stata dettata dalla volontà di non alimentare una crisi istituzionale prolungata. Tuttavia, l’opposizione accusa la maggioranza di voler proteggere legalmente l’ex presidente, evitando che il suo mandato termini in maniera avversa e garantendo eventuali immunità parlamentari. La mossa ha inoltre ostacolato l’eventuale insediamento del vicepresidente Pedro Alliana come nuovo capo dello Stato.
La crisi della Ueno Bank e le sue ripercussioni politiche
Il collasso di Ueno Bank, scoppiato il 3 novembre, è stato innescato dalla Banca centrale del Paraguay che ha rilevato gravi irregolarità nei conti. La banca, nata, aveva concesso ingenti prestiti a società affiliate ai propri proprietari, superando i limiti di legge e senza sufficienti garanzie. Quando le autorità hanno effettuato le necessarie rettifiche contabili, è emerso che il capitale disponibile era inferiore al 50% del minimo legale.
La chiusura improvvisa delle filiali, il blocco di carte, app e bonifici ha lasciato senza accesso ai propri risparmi più di tre milioni di clienti, generando panico in tutta la popolazione. Inoltre, durante la presidenza di Peña, la banca aveva gestito circa 800 milioni di dollari di depositi pubblici, inclusi fondi pensionistici e sanitari, mentre il presidente manteneva una partecipazione nella holding collegata alla banca fino al 2025.
Prospettive per la successione e le accuse di impeachment
L’opposizione ha richiesto che, in assenza dell’accettazione delle dimissioni, continui il procedimento di impeachment già approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati con 78 voti favorevoli. Se il Parlamento accettasse le dimissioni, Peña otterrebbe lo status di senatore a vita, godendo di immunità parlamentare, un risultato giudicato inaccettabile dall’opposizione.
Nel frattempo, la fila di arresti si è allungata: otto dirigenti di Ueno Bank sono stati fermati e 27 persone sono state incriminate per reati quali abuso di fiducia e tentata frode. Le autorità hanno avviato le procedure per restituire i depositi, ma il dibattito politico rimane acceso. Il leader del Partito Colorado, ex presidente Horacio Cartes, ha sostenuto l’impeachment, affermando che il partito non può stare “dal lato del saccheggio dei fondi pubblici, privati e dei pensionati”, segnando una rottura interna decisiva per il futuro di Peña.
