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Verona protesta con carrozzine vuote contro la normativa sul fine vita

Verona protesta con carrozzine vuote contro la normativa sul fine vita

Il governo blocca la norma sul fine vita del Veneto; a Verona le carrozzine vuote denunciano una possibile deriva mortale.

Il Consiglio dei ministri, riunito nella cornice di Palazzo Chigi, ha deliberato la impugnazione della legge regionale veneta che regola le “procedure per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. La norma, approvata dal Consiglio regionale del Veneto il 2 settembre e resa operativa con pubblicazione l’8, rappresenta il primo provvedimento di un’amministrazione di centrodestra su questo delicato tema.

Il voto del governo e le posizioni dei responsabili

Durante la seduta, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini non ha preso parte né alla discussione né alla votazione. Al contrario, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli ha espresso contrarietà all’intervento, sostenendo che la norma si configura come una legge ordinamentale, limitata a indicare linee guida già previste dalla normativa nazionale.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a nome della delegazione di Forza Italia, ha chiesto che la questione venga affrontata dal Parlamento, ribadendo che un tema così sensibile deve essere disciplinato da una legge nazionale per evitare “una frammentazione normativa tra le regioni”.

Le reazioni dei protagonisti veneti

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha difeso la propria normativa, dichiarando di essere certo che la Corte costituzionale la convaliderebbe, poiché ritiene che la legge rispetti i criteri richiesti dalla consulta.

Anche Luca Zaia, ex governatore e attuale presidente del Consiglio regionale, ha ribadito il proprio sostegno, affermando di aver votato e sostenuto la proposta con convinzione.

Verona: la protesta delle carrozzine vuote

Il 7 novembre, data segnata in rosso sul calendario di Palazzo Chigi e di Palazzo Balbi a Venezia, scade il termine di 60 giorni entro cui è possibile impugnare la legge veneta. In attesa di capire se il governo Meloni seguirà lo stesso iter delle regioni Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, alcune associazioni hanno organizzato un presidio simbolico in piazza Bra a Verona.

Decine di sedie a rotelle vuote sono state allineate lungo la piazza, ognuna con un cartello su cui è riportata la frase “Curare sempre, uccidere mai”. Il gesto vuole richiamare le conseguenze di una possibile applicazione della legge, citando gli esiti osservati in paesi come Canada, Belgio e Olanda, dove l’assistenza al suicidio ha provocato migliaia di decessi, anche tra gli anziani.

Le dichiarazioni dei promotori del presidio

Maria Rachele Ruiu, rappresentante di Pro Vita e Famiglia, ha sottolineato che gli elettori veneti non hanno mandato una maggioranza “che uccida i malati”. Ha definito la norma “non solo disumana ma anche incostituzionale”, ricordando che la Corte costituzionale ha già censurato leggi regionali che non si limitano a organizzare un servizio sanitario ma definiscono chi può richiedere l’aiuto alla morte.

Il presidente di Family Day, Massimo Gandolfini, ha esteso il ragionamento al contesto nazionale, chiedendo al Parlamento di non approvare alcuna legge in materia e invitando il governo a proseguire nella già intrapresa strategia di impugnazione delle normative di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, affinché “il Veneto non faccia eccezione”.

Il quadro giuridico e le precedenti impugnazioni

La decisione di impugnare la normativa veneta si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sul fine vita. Dopo le sentenze di censura parziale per le leggi toscane e sarde, e la pendente decisione della Corte costituzionale sull’applicazione in Emilia-Romagna, il governo ha già dimostrato la propria intenzione di garantire una disciplina uniforme a livello statale.

Rimaniamo in attesa di vedere se la sfida legale porterà a un nuovo precedente, soprattutto per una regione di centrodestra, e di osservare le eventuali evoluzioni della protesta simbolica di Verona, che ha già attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.

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