Nel lungo racconto rilasciato a La Stampa e pubblicato il 16/05/2026, Barbara D'Urso ha fornito una versione articolata di ciò che considera l’origine del suo allontanamento dal piccolo schermo. Nell’intervista con Maria Corbi la conduttrice ha toccato temi che vanno dal mancato riconoscimento economico dei diritti accumulati in sedici anni, alla scomparsa improvvisa di progetti che la vedevano protagonista, fino alle relazioni professionali che, a suo avviso, si sono trasformate in ostacoli.
In questo contesto ha citato amici e colleghi, tra cui Angelica Pizzuti, e ha evocato la necessità di chiarire il passato davanti ai giudici; parola chiave di questo percorso è verità processuale, ossia l’insieme delle prove materiali che intende presentare.
Le accuse principali e la strategia legale
Secondo Barbara D’Urso, la scelta di intraprendere una causa contro Mediaset nasce da più fattori: presunti diritti non pagati relativi ai format ideati e condotti in sedici anni, il blocco di opportunità professionali in ambito Rai e la diffusione di messaggi offensivi su canali social aziendali nel 2026.
Queste affermazioni saranno supportate, dice, da documenti, chat e conversazioni raccolte con l’ausilio del suo legale. Il concetto di prova documentale assume qui un ruolo centrale perché, nella sua strategia, è la via per trasferire dal piano mediatico a quello giudiziario ogni questione irrisolta.
Offerte rifiutate e la parola «umiliante»
Nel racconto è presente anche un episodio che Barbara definisce emblematico: un tentativo di mediazione sventato da una proposta che lei stessa ha giudicato umiliante.
Questo elemento, insieme all’affermazione che qualcuno avrebbe imposto il divieto di contatti con lei, alimenta l’ipotesi di una vendetta personale come causa secondaria dell’allontanamento. La conduttrice precisa che preferisce che siano i tribunali a stabilire i fatti, e non le ricostruzioni giornalistiche.
Il ruolo degli opinionisti e delle «creature» televisive
Un passaggio dell’intervista ha puntato i riflettori sulle persone che, nel tempo, sono cresciute sotto la sua ala televisiva: conduttori, ospiti e gli storici opinionisti delle sue trasmissioni. D’Urso si è detta sorpresa dal comportamento di alcuni di loro, che oggi – a suo dire – cercano di riscrivere la storia o prendono le distanze. Allo stesso tempo ha ricordato che non tutti l’hanno abbandonata; alcuni sarebbero disposti a testimoniare in sua difesa in Tribunale, confermando la sua versione dei fatti su scelte editoriali e dinamiche aziendali. Il concetto di fedeltà professionale emerge come criterio che, nel suo racconto, separa chi è rimasto accanto da chi si è allontanato.
Testimonianze e documenti: cosa aspettarsi in aula
La lista di possibili testimoni che potrebbero essere ascoltati include autori, produttori e appunto alcuni ex opinionisti. Con il suo avvocato, Federico Lucarelli, D’Urso dichiara di aver preparato materiale che va dalle chat ai contratti, passando per audio e documenti interni, utili alla ricostruzione. In sede processuale, afferma, saranno i giudici a valutare la forza probatoria di ciascun elemento: per lei la speranza è che la realtà dei fatti venga riconosciuta tramite una ricostruzione puntuale e non tramite chiacchiere di corridoio.
Relazioni professionali, amicizie e il retroscena con Angelica Pizzuti
Nel corso dell’intervista è emerso anche un lato personale: l’amicizia con Angelica Pizzuti, lanciata dalla stessa D’Urso con un format di cucina su Food Network. Per la conduttrice si tratta di una testimonianza della sua capacità di scovare talenti e di costruire carriere. Al contempo ha usato l’episodio per lanciare una riflessione più ampia sulla riconoscenza nel mondo dello spettacolo, citando con ironia la tendenza di alcuni a minimizzare il proprio passato di collaborazione. Non ha fatto mistero della propria amarezza e ha chiuso il discorso con una citazione provocatoria: “Siamo uomini o caporali?”, ricordando Totò.
La volontà dichiarata da Barbara D’Urso è tornare a parlare con il suo pubblico, ma con la chiarezza che solo un processo può offrire: ricostruire fatti, ascoltare testimoni e verificare documenti. Fino ad allora, conclude, preferisce lasciare che siano le aule di giustizia a dirimere questioni che si sono accumulate in anni di lavoro intenso e pubblica visibilità.