Dopo anni di silenzio e riflessione, Barbara D’Urso ha deciso di parlare pubblicamente della frattura con Mediaset e della decisione di avviare un contenzioso legale. La conduttrice, che ha lavorato per sedici anni con l’azienda, ha rilasciato una lunga intervista in cui racconta come si siano interrotti i rapporti, i tentativi di ritorno in video e alcune vicende che ritiene lesive della sua reputazione.
Nel suo racconto emergono elementi pratici, come offerte respinte e contratti, ma anche aspetti personali legati al senso di isolamento professionale che ha vissuto.
Le dichiarazioni sono state depositate in un contesto che porterà gli elementi davanti a un giudice: per questo motivo non tutti i dettagli sono stati resi pubblici, ma la ricostruzione contiene riferimenti precisi a incontri saltati, a comunicazioni mancate e a un presunto divieto di avere contatti con lei da parte di alcune figure aziendali.
La vicenda mescola questioni contrattuali, economiche e di immagine e mette al centro il rapporto tra una conduttrice storica e una grande rete televisiva.
La rottura con Mediaset e il silenzio dopo l’addio
Secondo la versione di Barbara D’Urso, la separazione dal gruppo televisivo non è stata concordata: l’allontanamento dal timone di Pomeriggio 5 e il successivo mancato rinnovo contrattuale sarebbero avvenuti senza un confronto diretto.
La conduttrice racconta di aver saputo la notizia da terze persone e di non aver ricevuto alcuna spiegazione formale né messaggi di chiarimento. Questa mancanza di dialogo l’ha portata a descrivere la propria esperienza come un trattamento riservato ai cosiddetti traditori, sostenendo di avere prove documentali che dimostrerebbero l’esistenza di un vero e proprio veto nei suoi confronti.
Il clima di esclusione e l’accusa del divieto
Nel racconto emerge l’idea di un isolamento professionale: la conduttrice afferma che il cellulare ha smesso di squillare e che le porte che si erano aperte in passato si sono richiuse. Ha parlato di colloqui e trattative per rinnovi contrattuali finiti male, definendo un’offerta ricevuta come talmente umiliante da togliere il desiderio di raccontarla. Questo quadro ha motivato la scelta di rivolgersi ai tribunali per far valutare ai giudici tanto gli atti quanto le comunicazioni che ritiene decisive per ricostruire la vicenda.
I progetti saltati in Rai e i rapporti professionali
Un aspetto rilevante delle dichiarazioni riguarda i progetti che, secondo la conduttrice, le erano stati prospettati in Rai e che sono svaniti all’ultimo momento. D’Urso racconta di essere stata considerata per trasmissioni in prime time in tre diverse occasioni, con numerose riunioni e una produzione impegnata nella preparazione editoriale. Quei piani, però, sarebbero poi scomparsi senza spiegazioni, circostanza che la porta a ipotizzare l’esistenza di pressioni esterne o di meccanismi che le hanno impedito di realizzare quei ritorni in video.
Documenti, chat e testimoni
Per sostenere la propria ricostruzione la conduttrice dichiara di aver raccolto documenti, chat, audio e altro materiale che verranno valutati in sede processuale. Con l’aiuto del legale, l’Avvocato Federico Lucarelli, la strategia passa dalla raccolta di prove alla eventuale testimonianza di produttori, autori e ospiti che avrebbero condiviso o assistito a comportamenti analoghi. L’obiettivo dichiarato è dimostrare ciò che è avvenuto realmente e non lasciare la questione confinata a dicerie o a resoconti parziali.
Economia, immagine e nomi coinvolti
La vicenda ha assunto anche un profilo economico dopo che sono circolate cifre relative ai compensi percepiti dalla conduttrice nei sedici anni di collaborazione. La rete avrebbe fatto filtrare un ammontare di 35 milioni di euro, cifra smentita da D’Urso che sottolinea come, indipendentemente dai numeri, siano stati Mediaset e Publitalia a trarre maggior vantaggio dalla sua presenza in video. Per la conduttrice la questione principale non è il denaro, bensì il rispetto della sua dignità professionale e personale.
Presunti paletti e figure del mondo televisivo
Nei documenti legali appaiono riferimenti a personalità note del panorama televisivo, tra cui Maria De Filippi e Silvia Toffanin, citate per il ruolo che secondo la conduttrice avrebbero avuto nei vincoli di tema e ospiti nei programmi. D’Urso sostiene che molti episodi raccontati siano stati vissuti anche da autori e produttori che saranno chiamati a raccontare la loro versione davanti al giudice. Viene inoltre evocato l’episodio del commento offensivo pubblicato dall’account ufficiale di un programma che lei ritiene lesivo della sua immagine: nessuna scusa privata sarebbe mai arrivata.
Chiude il quadro la ferma volontà di riappropriarsi del proprio lavoro: Barbara D’Urso insiste sul desiderio di tornare in video e sul bisogno di chiarire pubblicamente, ma davanti al tribunale, le ragioni che l’hanno portata a essere esclusa da una rete con cui aveva costruito un lungo rapporto professionale. La vicenda rimane aperta e sarà il percorso legale a stabilire fatti e responsabilità.