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Perché l'Italia lancia l'Osservatorio Sud Est Europa e punta sui Balcani

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L'Osservatorio Sud Est Europa inaugura a Trieste con l'obiettivo di favorire il processo di adesione dei paesi balcanici all'UE, promuovere il metodo liberale tra i giovani e difendere la regione da pressioni esterne

Osservatorio Sud Est Europa (SEE) è stato presentato al Senato come nuova iniziativa istituzionale destinata a rafforzare i rapporti tra i paesi balcanici e l’Unione europea. La sede è a Trieste e il progetto nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Luigi Einaudi e il MIB Trieste School of Management, con il sostegno di Open Society Foundation e Generali. Dal punto di vista tecnico, SEE intende promuovere attività di ricerca, dialogo politico e capacity building per accelerare i processi di integrazione nella regione. L’obiettivo dichiarato è ridurre lo spazio d’influenza di attori esterni e facilitare l’allineamento normativo e istituzionale con la UE.

I promotori descrivono i Balcani come una regione al contempo strategica e vulnerabile, esposta a campagne di disinformazione e a pressioni economiche esterne. Segnalano il rischio che la propaganda e gli investimenti mirati di Cina e Russia alimentino sentimenti nazionalisti e antieuropeisti. In risposta a questa dinamica è nato il SEE, concepito come piattaforma di incontro, ricerca e formazione per agevolare il coordinamento politico e istituzionale con l’Unione europea. Dal punto di vista tecnico, l’architettura si basa su reti di esperti e percorsi formativi mirati; i promotori indicano che le attività puntano a rafforzare la resilienza democratica.

Obiettivi e missione dell’Osservatorio

Secondo Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi e direttore dell’Osservatorio, l’intento è favorire il confronto tra i popoli della regione e il dialogo tra le classi dirigenti. Cangini precisa che l’iniziativa persegue anche l’obiettivo di adesione all’UE per i Paesi ancora esclusi, accelerando il loro allineamento normativo e istituzionale. Il direttore sottolinea inoltre la volontà di promuovere tra i giovani i principi del metodo liberale e dell’ideale europeista, ritenuti fondamentali per costruire una prospettiva condivisa e resiliente. L’Osservatorio prevede attività di ricerca e formazione rivolte ai giovani della regione.

Una risposta alle interferenze esterne

Dopo le iniziative rivolte ai giovani della regione, l’ambasciatore Luigi Mattiolo, presidente dell’Osservatorio e già consigliere diplomatico a Palazzo Chigi, ha richiamato l’attenzione su due elementi centrali.

Ha indicato la diffusione della disinformazione e i condizionamenti economici esterni come fattori capaci di indebolire la stabilità regionale. Dal suo intervento è emerso che, se la UE non riuscirà a dare concretezza al progetto di allargamento verso est, altri attori internazionali potrebbero consolidare la propria presenza nella regione.

I progetti iniziali: i “Dialoghi liberali”

Per dare concretezza al programma del SEE, il primo ciclo di iniziative si presenta con Dialoghi liberali, un progetto avviato a marzo. Si tratta di una serie di lezioni e incontri tenuti da docenti e intellettuali di cultura liberale provenienti dall’Italia e dai paesi balcanici. L’obiettivo è trasferire strumenti teorici e pratici sul metodo liberale e sulle dinamiche dell’integrazione europea. Dal punto di vista tecnico, gli incontri sono strutturati per favorire both il confronto accademico e la formazione pratica dei partecipanti.

Il calendario iniziale include tappe a Trieste (10 marzo), Lubiana (31 marzo), Belgrado (14 aprile), Podgorica (5 maggio) e Tirana (19 maggio). L’organizzazione ha annunciato l’intenzione di estendere i Dialoghi liberali alle altre capitali della regione dal prossimo anno, con l’obiettivo di garantire una copertura territoriale più ampia e una maggiore diffusione dei contenuti.

Formazione e coinvolgimento dei giovani

Il SEE concentra attività formative e di coinvolgimento sui giovani come destinatari prioritari, con l’obiettivo di radicare valori civili e europeisti. L’iniziativa mira a contrastare narrative nazionaliste e a favorire percorsi di leadership riformista nella regione. Le azioni si inseriscono nel programma che estenderà le attività alle capitali della regione dal prossimo anno, per garantire copertura territoriale e maggiore diffusione dei contenuti. Dal punto di vista tecnico, il progetto adotta moduli formativi partecipativi e metodologie peer-to-peer per massimizzare l’engagement e la sostenibilità delle competenze acquisite.

I formati previsti includono workshop locali, seminari tematici e percorsi di mentoring. L’approccio privilegia il pluralismo e i diritti civili, con attenzione alla misurazione degli esiti attraverso indicatori qualitativi e quantitativi. I benchmark mostrano che interventi strutturati e ripetuti nel tempo aumentano la probabilità di coesione sociale e di adesione a pratiche democratiche.

Ruolo dell’Italia e interventi istituzionali

Dal punto di vista tecnico, i partecipanti alla presentazione hanno sottolineato il ruolo attivo dell’Italia nel processo di stabilizzazione dei Balcani. Erano presenti figure istituzionali e esperti, tra cui Eva Ciuk (coordinatrice del comitato scientifico), Valentina Superti (direttore Direzione generale Allargamento della Commissione europea), l’ex primo ministro montenegrino Igor Luksic, il deputato Ettore Rosato e il sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi. Tripodi ha ribadito che i Balcani occidentali non vanno considerati periferia della politica europea. Ha sottolineato invece il loro ruolo centrale per la sicurezza e la stabilità del continente. I benchmark mostrano che interventi istituzionali coordinati favoriscono la coesione politica e sociale, e si attende un incremento delle misure di cooperazione bilaterale e multilaterale.

Secondo Tripodi, il governo italiano sostiene il SEE come parte di una strategia articolata su tre direttrici principali. La prima prevede l’intensificazione del dialogo bilaterale con i Paesi della regione. La seconda mira a promuovere progetti volti a rafforzare la resilienza economica e istituzionale con il coinvolgimento del sistema produttivo italiano. La terza favorisce la cooperazione regionale per integrare l’area nel mercato europeo, con misure coordinate di supporto politico e operativo.

Prospettive e prossimi passi

Nel breve termine il SEE lancerà i Dialoghi liberali e avvierà attività di ricerca e networking. Dal punto di vista tecnico, queste iniziative serviranno a costruire reti istituzionali e circuiti di scambio dati tra amministrazioni e imprese. A medio termine l’obiettivo è creare condizioni politiche ed economiche che rendano l’allargamento dell’UE stabile e sostenibile. L’Osservatorio è stato concepito come strumento operativo per tradurre il sostegno politico in risultati concreti sul terreno e monitorare indicatori di progresso.

Il progetto prosegue come strumento operativo per tradurre il sostegno politico in risultati concreti sul terreno e monitorare indicatori di progresso. Ha ricevuto segnali di sostegno diplomatico e parlamentare: la partecipazione a Roma di rappresentanti istituzionali indica che l’iniziativa sarà integrata con altre attività, tra cui la ministeriale Amici dei Balcani Occidentali in programma a Roma il 3 marzo, che manterrà alta l’attenzione sull’integrazione regionale.

L’Osservatorio Sud Est Europa si configura come laboratorio di idee e azione volto a rafforzare il legame tra i Balcani e l’Europa, a contrastare le pressioni esterne e a promuovere valori liberali e pro‑europei. Dal punto di vista tecnico, l’architettura si basa su monitoraggio periodico e scambi istituzionali per tradurre le priorità politiche in interventi concreti sul territorio; i benchmark mostrano che la cooperazione multilaterale aumenta la capacità di risposta regionale.