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Piccolo paziente al Monaldi ancora eleggibile per il trapianto nonostante il cuore danneggiato

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Il bambino di due anni e mezzo operato al Monaldi dopo il trapianto di un cuore lesionato è in condizioni stabili ma gravi: un collegio di esperti da tutta Italia valuterà la possibile strada terapeutica e la permanenza in lista trapianti

Un piccolo paziente, di età inferiore ai tre anni, è ricoverato presso la terapia intensiva dell’Ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre che ha visto l’organo donato danneggiarsi durante il trasferimento. Secondo il bollettino medico dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, le condizioni restano stabili ma in un quadro di grave criticità, e il bambino continua a rimanere in lista trapianti fino a nuove valutazioni.

Il quadro clinico e le terapie in corso

Il piccolo è assistito in terapia intensiva e sottoposto a monitoraggio strumentale continuo: è mantenuto in vita anche mediante un macchinario di supporto, l’Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana), che salvaguarda le funzioni vitali ma può contribuire al peggioramento multi-organico nel tempo. I medici segnalano la persistenza di una situazione di seria instabilità, pur rilevando al momento nessun mutamento significativo rispetto ai giorni precedenti.

Valutazioni diagnostiche

Oltre al controllo delle funzioni cardiache, il team curante effettua accertamenti per segni di infezione e per eventuali danni neurologici; è stato segnalato in alcune valutazioni preliminari il sospetto di emorragia cerebrale, elemento che rende complessa la decisione su un nuovo intervento. I risultati degli esami saranno discussi nel collegio multidisciplinare, tenendo conto delle possibili controindicazioni per un nuovo trapianto.

L’Heart Team: esperti nazionali al capezzale

Per affrontare il caso è stato istituito un Heart Team convocato dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, che vedrà la partecipazione di centri di riferimento nazionali tra i quali l’Azienda Ospedaliera Pediatrica Bambino Gesù di Roma, l’Università di Padova, l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Ospedale Regina Margherita di Torino. Gli specialisti visiteranno il paziente direttamente al Monaldi per una rivalutazione congiunta e per decidere se, oltre al trapianto, possano essere adottate ulteriori terapie complementari.

Obiettivi del collegio

Il gruppo di lavoro ha il compito di armonizzare valutazioni cliniche e chirurgiche, verificare l’idoneità al reinserimento in lista e stabilire un protocollo di assistenza post-operatoria aggiornato. Tra le opzioni al vaglio ci sono strategie di supporto emodinamico, trattamenti antimicrobici mirati e protocolli per la gestione delle complicanze neurologiche. La direzione dell’ospedale ha ribadito l’impegno a garantire trasparenza e collaborazione con le autorità competenti.

La famiglia, le azioni legali e la ricerca di pareri internazionali

I genitori, assistiti dai legali, hanno chiesto copia dell’intero fascicolo clinico sia alla Procura di Napoli sia all’ospedale Monaldi per ottenere elementi utili a valutazioni indipendenti. Gli avvocati hanno annunciato l’intenzione di richiedere pareri da centri specializzati in Europa — tra cui strutture a Londra, Parigi, Berlino e Amsterdam — per ottenere consulenze su possibili alternative terapeutiche e sulla ricostruzione degli eventi che hanno portato al danneggiamento dell’organo in trasferimento.

La vicinanza istituzionale

Nei giorni scorsi la madre del bambino, identificata come Patrizia, ha ricevuto una telefonata di solidarietà dalla presidente del Consiglio, che ha espresso vicinanza alla famiglia e assicurato impegno per far emergere eventuali responsabilità. La famiglia mantiene come priorità la ricerca di un nuovo cuore compatibile, confidando nelle valutazioni degli esperti convocati.

Prospettive e implicazioni

La permanenza del bimbo in lista trapianti non significa automaticamente che un nuovo organo sarà disponibile a breve: la compatibilità, le condizioni cliniche e la gestione delle complicanze rappresentano fattori determinanti. Il percorso sarà valutato passo dopo passo dall’Heart Team, che dovrà bilanciare i rischi di un nuovo intervento con le potenziali opportunità di recupero, sempre nell’esclusivo interesse del piccolo paziente.

La vicenda ha inoltre riacceso l’attenzione sul trasporto degli organi e sulle procedure di tutela durante il trasferimento tra strutture: mentre la famiglia e le autorità cercano risposte, la comunità sanitaria nazionale è chiamata a offrire competenze e soluzioni per casi estremamente complessi come questo.