La situazione dei corsi d’acqua italiani è allarme silenzioso: oltre il 57% dei fiumi non è in buono stato ecologico e gran parte della plastica che finisce negli oceani passa proprio dai loro alvei. In questo contesto, l’iniziativa Adopt Rivers and Lakes e le attività di citizen science hanno prodotto dati significativi nel 2026 e lanciato proposte operative per rigenerare i tratti fluviali.
I numeri emersi dalle campagne di pulizia e monitoraggio mostrano luci e ombre: migliaia di rifiuti rimossi e catalogati ma anche concentrazioni locali estremamente preoccupanti che confermano come i corsi d’acqua siano vettori primari di inquinamento verso il Mediterraneo.
Dati e lettura dei risultati
Nel corso delle attività del 2026, volontari e tecnici hanno censito 7.895 oggetti-rifiuto appartenenti a 183 tipologie diverse, con il 62% dei pezzi identificati costituito da materiali plastici. Tra le categorie più frequenti figurano i mozziconi di sigaretta (9%), i frammenti plastici di dimensioni comprese tra 2,5 e 50 cm (7,8%), le bottiglie di plastica (6,6%) e le bottiglie di vetro (5,6%). Complessivamente, durante le operazioni di pulizia sono stati rimossi 19.693 rifiuti.
Concentrazioni critiche: il caso della foce del Sarno
Una delle situazioni più gravi emerse è la Foce del fiume Sarno, dove in un’area molto ridotta sono stati registrati 2.173 rifiuti, pari al 27,5% del totale catalogato nelle attività monitorate, concentrati su circa 1.000 m². Questo dato mette in luce il ruolo dei bacini locali come sorgenti di inquinamento che poi si trasferisce verso il mare, aggravando lo stato ambientale delle coste.
Il ruolo dei grandi corsi d’acqua e l’emergenza plastica
Tra i fiumi che più contribuiscono al trasporto di rifiuti verso l’Adriatico c’è il Po, indicato come uno dei principali vettori fluviali. In generale si stima che circa l’80% della plastica presente negli oceani abbia origine fluviale, un dato che rende evidente la necessità di interventi a monte del problema per ridurre l’immissione continua di materiali in mare.
Obiettivi di rigenerazione e impegni europei
Per contrastare questo fenomeno, il progetto si allinea all’obiettivo europeo di riportare allo stato naturale almeno 25.000 km di fiumi entro il 2030. L’appello del WWF è quindi rivolto non solo ai cittadini ma anche a enti locali, scuole e imprese affinché adottino un approccio coordinato per ripristinare la continuità fluviale e ridurre le fonti di rifiuto.
Strumenti innovativi: citizen science, microplastiche e robot subacquei
Le attività non si sono limitate alla rimozione manuale dei rifiuti. Con la pratica della citizen science—ossia il coinvolgimento diretto dei cittadini nella raccolta di dati scientifici—si sono testati protocolli replicabili per il campionamento delle microplastiche, ad esempio nel Tevere con l’uso di reti manta. Parallelamente, la tecnologia ha fornito strumenti per osservare ciò che si nasconde sotto la superficie.
La sperimentazione del robot Zeno
Per la prima volta in un lago è stato impiegato l’AUV denominato Zeno, sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa. Nelle acque di Desenzano del Garda il robot ha individuato pneumatici, oggetti plastici, piattelli da tiro e altri detriti sommersi, georeferendo le posizioni e acquisendo immagini ad alta definizione. L’impiego del robot dimostra il potenziale delle tecnologie per individuare rifiuti difficili da raggiungere con i metodi tradizionali.
Mobilitazione pubblica e come partecipare
La scorsa edizione di Adopt Rivers and Lakes ha coinvolto oltre 1.000 persone in 64 interventi diffusi in 14 regioni, dalla Lombardia alla Basilicata, dal Veneto alla Puglia. Il modello di collaborazione comprende le 18 Organizzazioni Aggregate del WWF, la community WWF YOUng e il gruppo WWF S.U.B., insieme ad associazioni locali, scuole e amministrazioni.
Partecipare è semplice: si può adottare un tratto di fiume o lago scegliendo un’azione di pulizia nella propria regione e contribuendo alla raccolta dati che serve a migliorare le politiche ambientali. Ogni gesto concreto aiuta a riportare alla natura i corsi d’acqua e a limitare il flusso di rifiuti verso il mare.
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Il WWF ha anche ricordato l’appuntamento con Earth Hour, l’Ora della Terra, che si terrà sabato 28 marzo alle 20,30, un gesto simbolico per richiamare l’attenzione sulla crisi climatica e sull’importanza della tutela degli ecosistemi acquatici.