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Pupi Avati racconta il ‘suo’ Dante: “E’ un grande mistero”

Roma, 17 giu. (askanews) – Pupi Avati racconta, ad askanews, il suo rapporto con Dante Alighieri, nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla nascita del Sommo Poeta. Lo fa alla vigilia di un film, il primo sul padre della lingua italiana, che proprio il regista Pupi Avati ha scritto e che uscirà entro la fine dell’anno. Accogliendoci nella sua casa di Roma.

“Il mio approccio con Dante risale agli anni scolastici, quindi a tantissimi anni fa, anni Cinquanta, primi anni Sessanta – racconta Pupi Avati – quando la scuola italiana fece di tutto per creare un disamore in me e ci riuscì.

Come tanti altri classici tutte le volte che dovevamo studiare era poco seducente”.

“Io me lo ricordo come un incubo Dante. Poi negli anni successivi – prosegue – mi sono dovuto ricredere e l’avvicinamento a Dante è venuto con la lettura della Vita Nuova, dove ho scoperto che il diario adolescenziale poetico di un ragazzo da quando conosce Beatrice a 9 anni, poi si sposa con un altro e poi muore, il diario poetico è così attuale e profondo”.

“Da lì – aggiunge il regista – mi sono ricreduto su tutto quello che era Dante diventando un dantista. Ho comprato una marea di testi, libri, pubblicazioni che riguardavano Dante, scoprendo una marea di aspetti della sua vicenda umana che la gente non conosce”.

“Dante arriva alla poesia attraverso il dolore, perde la madre a 5 anni, gli viene imposta una matrigna. A 9 anni – sottolinea Pupi Avati – si innamora follemente di Beatrice, che poi si sposa con Simone Bardi, un ricco banchiere. Una sofferenza immensa, poi lei muore. È un percorso nei riguardi di Beatrice che farà sì che Dante decida di impegnarsi a diventare quell’essere umano così straordinario da poter dire di una donna quello che mai fu detto”.

“Attraverso il dolore si arriva alla poesia, dimostrazione palpabile. Dante è un grande esempio di come non ci siano alibi nella tua vita. Lui, nella situazione estrema – dall’esilio al rogo, nella fuga perenne, nella miseria – è riuscito a scrivere quel capolavoro è ineffabile”.

“Dante è un grande mistero – conclude il regista -. Dante non ha lasciato nulla di scritto, non abbiamo un autografo di Dante”.

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