> > Referendum sulla Giustizia: Mattarella firma il decreto, ufficiale la data do...

Referendum sulla Giustizia: Mattarella firma il decreto, ufficiale la data dopo il CdM

Referendum giustizia data

Referendum sulla Giustizia: in votazione il quesito aggiornato con gli articoli della Costituzione coinvolti nella riforma della separazione delle carriere. Ecco la data.

Il referendum sulla riforma della Giustizia si avvicina, e nelle ultime ore si è concluso il percorso di integrazione formale del quesito. L’aggiornamento, deciso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella su proposta del Consiglio dei Ministri, chiarisce gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma senza modificare la sostanza della consultazione, confermando così la data del voto.

Mattarella firma la precisazione del quesito referendario

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto presidenziale che chiarisce il quesito del referendum confermativo sulla riforma della Giustizia, deliberato dal Consiglio dei Ministri su proposta della Presidente Giorgia Meloni. Lo si apprende direttamente dal Quirinale, come riportato dall’Ansa. L’intervento segue l’ordinanza della Corte di Cassazione che ha richiesto un’integrazione formale del quesito, senza modificarne il contenuto sostanziale. In particolare, il testo integrato indica chiaramente gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma – tra cui gli artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 – fornendo agli elettori un’indicazione precisa su ciò su cui dovranno esprimersi.

Il quesito definitivo recita: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

Referendum sulla Giustizia: la decisione ufficiale sulla data dopo la riunione del CdM

La precisazione del quesito ha generato reazioni contrastanti tra i protagonisti della scena politica e giuridica. I promotori del referendum, 15 giuristi che hanno raccolto oltre 500mila firme, hanno espresso soddisfazione: “Questa decisione conferma l’utilità e la correttezza della nostra iniziativa, e permette agli elettori di conoscere esattamente quali articoli costituzionali saranno modificati“.

Dall’opposizione, la deputata Debora Serracchiani ha attaccato l’esecutivo, parlando di “tracotante arroganza di chi comanda e non governa“, mentre alcuni esponenti di Forza Italia hanno criticato la presunta parzialità di alcuni magistrati coinvolti nella riformulazione del quesito, accusa respinta dal giudice Alfredo Guardiano: “Il tema dell’ordinanza affrontato dal mio ufficio non ha alcuna incidenza sul merito della riforma, né sul risultato del referendum e nemmeno sulla data del suo svolgimento“.

Anche gli esperti giuridici si sono divisi: secondo Stefano Ceccanti la modifica è solo formale e non richiede uno slittamento della data, mentre Michele Ainis ritiene che la riformulazione avrebbe potuto far slittare il voto. Antonio Baldassarre, presidente emerito della Consulta, ricorda tuttavia che “la data dovrebbe restare la stessa, trattandosi di una modifica formale ed esteriore“. L’iter si conclude quindi con il referendum confermato per il 22 e 23 marzo, con il quesito integrato ma senza alterare la sostanza della consultazione.