Nel pomeriggio di mercoledì 16 settembre 2026, la Federal Reserve ha concluso la sua terza riunione del board presieduta da Kevin Warsh. Dopo più di due anni di riduzioni cumulative per 175 punti base, l’istituzione ha deciso di invertire la rotta, alzando il costo del denaro di 25 punti base.
Il nuovo intervallo di riferimento si colloca tra il 3,75% e il 4%, in linea con le aspettative di mercato.
Il cambiamento arriva in un contesto di inflazione ancora al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. L’indice dei prezzi al consumo di agosto è cresciuto del 3,4% su base annua, ma è soprattutto l’energia a trainare il dato: il sotto-indice dei prezzi energetici è aumentato del 16,3%, con la benzina in +27,4% e il gasolio da riscaldamento in +52%.
Decisione della Federal Reserve: nuovo range dei tassi al 3,75-4%
Il rialzo dei tassi di interesse è stato annunciato alle 20:00 ora italiana, momento in cui i mercati hanno potuto reagire in tempo reale. La mossa è motivata dalla necessità di contenere l’inflazione, soprattutto quella legata ai prezzi dell’energia, che minaccia di spingere la crescita dei prezzi al di sopra dei livelli target.
L’operazione segna il primo aumento dal, periodo in cui la Fed aveva ridotto i tassi sei volte per totali 175 punti base.
Inflazione energetica al timone del rialzo
Il CPI di agosto ha mostrato una crescita annua del 3,4%, ma il dato più preoccupante è il +16,3% del sotto-indice energetico. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha innescato una spirale nei prezzi del petrolio, tradotta in un +27,4% per la benzina e un +52% per il gasolio da riscaldamento. Questi incrementi hanno spinto la Fed a considerare necessario un intervento più deciso, al fine di evitare che l’inflazione si radichi in maniera più profonda nell’economia reale.
Il ruolo del SEP e del dot-plot
Oltre all’annuncio dei tassi la banca centrale pubblicherà il SEP (Summary of Economic Projections), che contiene le previsioni su PIL, disoccupazione e inflazione. Il documento includerà anche il famoso dot-plot un grafico a punti che raccoglie le aspettative dei membri del FOMC sui futuri aggiustamenti dei tassi. Gli operatori di mercato osserveranno con attenzione queste indicazioni: un dot-plot più hawkish potrebbe innescare ulteriori vendite, mentre segnali più accomodanti potrebbero attenuare la pressione sui titoli.
Rischi per le azioni legate all’intelligenza artificiale
Le azioni AI sono particolarmente vulnerabili a un contesto di tassi più alti. Le società del settore, per lo più classificate come growth rappresentano progetti di utili a lungo termine e sono valutate con multipli P/E molto elevati. Un aumento del tasso di attualizzazione riduce il valore attuale dei flussi di cassa futuri, facendo scendere i prezzi di mercato. Inoltre, la recente ondata di emissioni obbligazionarie da parte di giganti come Alphabet, Amazon e Meta – 220 miliardi di dollari nel 2026 – rende questi titoli sensibili a un eventuale rialzo dei rendimenti dei Treasury, che aumenterebbe i costi di rifinanziamento.
Se il SEP dovesse indicare una revisione al rialzo delle stime inflazionistiche o una crescita del PIL più robusta del previsto, la Fed potrebbe optare per ulteriori aumenti dei tassi, intensificando la pressione su tutti i titoli growth incluse le azioni AI. Al contrario, una prospettiva più moderata potrebbe limitare l’effetto negativo, ma il mercato resterà attento a qualsiasi segnale di un percorso più aggressivo di stretta monetaria.
