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Richiedenti asilo nell'UE nel 2026: meno domande ma nuovi protagonisti

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Scopri i principali numeri Eurostat sul calo delle domande di asilo nel 2026, con focus sulle nazionalità più presenti e sulle richieste da minori non accompagnati

Eurostat ha tracciato l’andamento delle domande di prima istanza nel 2026, registrando un significativo calo rispetto all’anno precedente. Nel complesso sono state presentate 669.400 richieste di protezione internazionale per la prima volta, una riduzione del 27% rispetto alle 912.400 istanze del 2026. Questi numeri delineano un quadro in evoluzione dei flussi migratori verso la UE e permettono di comprendere meglio provenienze, destinazioni e categorie di richiedenti.

La distribuzione per nazionalità mostra cambiamenti importanti: i cittadini del Venezuela sono diventati la principale fonte di richieste con 89.500 domande (il 13% del totale), seguiti dagli afghani con 63.800 istanze (10%) e dai siri con 40.000 (6%). Questi dati evidenziano sia spostamenti geopolitici che dinamiche migratorie mutevoli, con paesi che scalano le classifiche di provenienza rispetto agli anni precedenti.

Provenienze: chi sono i principali richiedenti

Il peso delle nazionalità è centrale per interpretare i trend del 2026. Il Venezuela, con il suo 13% delle domande, emerge come primo paese di origine, mentre Afghanistan e Siria mantengono una presenza rilevante. È importante notare che la classifica delle nazionalità può riflettere sia crisi acute sia percorsi migratori consolidati: il dato numerico da solo non spiega le cause, ma offre un termometro statistico utile per le politiche di accoglienza e protezione.

Confronti e significato dei numeri

Paragonare le quantità aiuta a comprendere la portata del fenomeno: le 89.500 domande dai connazionali del Venezuela rappresentano un cambiamento significativo rispetto al passato recente, mentre la presenza dei richiedenti provenienti da Afghanistan e Siria rimane consistente. Interpretare questi numeri richiede attenzione alle cause profonde, come instabilità politica, economica o conflitti, oltre che ai percorsi di uscita e alle politiche di transito adottate da paesi terzi.

Accoglienza degli Stati membri: dove arrivano le domande

La ripartizione geografica delle richieste mostra che la maggior parte delle istanze si concentra in pochi paesi: la Spagna ha ricevuto il maggior numero di prime domande (141.000, il 21% del totale UE), seguita da Italia (126.600, 19%), Francia (116.400, 17%), Germania (113.200, 17%) e Grecia (55.400, 8%). Questi cinque Stati membri hanno gestito complessivamente l’83% di tutte le prime istanze presentate nell’UE.

Tassi per abitante e pressione territoriale

Guardando ai tassi rispetto alla popolazione, l’UE ha registrato in media 1,5 richiedenti alla prima domanda ogni 1.000 abitanti. Tuttavia, la pressione è molto più elevata in alcuni paesi: la Grecia raggiunge il valore più alto con 5,3 richiedenti ogni 1.000 persone, mentre Cipro e Spagna segnano 2,9, il Lussemburgo 2,6 e l’Irlanda 2,4. Questi indicatori aiutano a confrontare l’impatto relativo sui sistemi di accoglienza.

Richieste da minori non accompagnati

Un capitolo a parte è costituito dalle domande presentate da minori non accompagnati: nel 2026 sono state registrate 21.125 istanze di questo tipo. La nazionalità più rappresentata tra questi minori è l’Afghanistan con 2.690 domande (il 13%), mentre Eritrea (2.345), Siria (2.330), Egitto (2.295) e Somalia (2.290) seguono, ognuno con circa l’11% delle richieste.

Dove sono arrivati i minori non accompagnati

Per quanto riguarda gli Stati membri che hanno ricevuto il maggior numero di domande da minori non accompagnati, la Germania è in testa con 4.925 istanze (23%), seguita dai Paesi Bassi con 3.615 (17%), dalla Spagna con 3.210 (15%), dalla Grecia con 3.030 (14%) e dal Belgio con 1.615 (8%). Questi dati sottolineano la necessità di risposte specifiche per la tutela dei minori.

Complessivamente, i numeri del 2026 forniti da Eurostat dipingono un quadro in cui le domande di protezione internazionale diminuiscono in termini assoluti ma cambiano nella composizione geografica e demografica. Comprendere queste variazioni è essenziale per progettare politiche di accoglienza, integrazione e protezione mirate, specialmente per categorie vulnerabili come i minori non accompagnati. I dati rimangono uno strumento fondamentale per orientare le decisioni degli Stati membri e degli operatori umanitari.