La presenza di armi da taglio tra gli studenti non è più un’ipotesi astratta. È un dato che preoccupa. E spinge il governo a muoversi. La nuova strategia di prevenzione passa anche da qui: rafforzare i controlli negli istituti scolastici, persino durante l’orario delle lezioni, valutando l’uso del metal detector a scuola e il coinvolgimento diretto delle forze dell’ordine.
La linea del governo e il nodo metal detector scuola
Una parola, “sicurezza”, che torna spesso, soprattutto ultimamente, ma è il centro della linea dell’esecutivo…
Nelle prossime ore è attesa una circolare congiunta firmata dal ministero dell’Interno e dal ministero dell’Istruzione. Un documento operativo, tecnico. Ma con un peso politico evidente certo, ad annunciarlo è stato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha confermato come il testo sia ormai in fase avanzata e pronto alla diffusione. Lo ha detto pubblicamente, spiegando che la direttiva rientra nel più ampio pacchetto sicurezza su cui il governo sta lavorando. Nessun proclama. Toni misurati. Ma il messaggio è chiaro.
L’obiettivo dichiarato è arginare un fenomeno in crescita? Sì e aumentare il livello di sicurezza negli ambienti scolastici… Senza, almeno nelle intenzioni, trasformare le scuole in luoghi militarizzati. Un equilibrio complicato. Anche perché la circolare dovrà tenere insieme prevenzione, autonomia scolastica e rispetto delle competenze. Non poco.
Presidi, controlli mirati e metal detector scuola: come funzionerebbe
Il punto chiave della nuova impostazione? Riguarda il ruolo dei dirigenti scolastici, i presidi, secondo quanto previsto, potranno richiedere verifiche mirate in presenza di situazioni considerate a rischio. Non controlli a tappeto. Ma interventi circoscritti… Anche senza preavviso… Con l’uso di metal detector portatili. Qui la parola “scuola” cambia improvvismente suono. Diventa più dura.
Le operazioni dovranno avvenire in coordinamento con i prefetti. E nel rispetto dell’autonomia scolastica, che la direttiva indica come principio fermo. I controlli potranno essere effettuati ovviamente in diversi momenti della giornata e in differenti aree: agli ingressi, nelle zone esterne, oppure direttamente all’interno degli istituti. Una flessibilità pensata per reagire rapidamente a segnalazioni specifiche. Non per instaurare una routine permanente, che potrebbe rendere nullo un controllo realistico e capillare… Almeno sulla carta.
Un precedente, però, esiste già. Arriva dal Napoletano. In alcune scuole, controlli improvvisi sono stati avviati su iniziativa di una dirigente scolastica, con l’autorizzazione della Prefettura di Napoli. Un’esperienza limitata, locale. Ma osservata con attenzione. Ora potrebbe divntare un modello esteso a livello nazionale, se la circolare troverà piena applicazione. È da lì che tutto sembra partire.
Parallelamente, la stretta sulle armi da taglio confluirà in un disegno di legge in fase di elaborazione. Il Viminale punta a una convergenza parlamentare ampia, includendo anche le opposizioni. L’obiettivo è rafforzare l’efficacia delle misure e costruire un quadro normativo condiviso. Non uno scontro frontale. Almeno nelle intenzioni.
Resta una distinzione netta. Nei casi in cui emergano ipotesi di reato o indagini in corso, sarà l’autorità giudiziaria a stabilire modalità e tempi degli interventi. Prevenzione da una parte. Repressione dall’altra. Due piani separati. Così viene spiegato. Poi, come sempre, sarà la realtà delle scuole a dire se questo equilibrio reggerà. O se farà rumore.