Alle Olimpiadi di Milano‑Cortina 2026, Johannes Klaebo ha riscritto le regole dello sci di fondo. Con sei medaglie d’oro su sei gare, inclusa la vittoria nella 50 km, il campione norvegese ha stabilito nuovi primati olimpici, confermandosi il sovrano indiscusso della disciplina e trasformando le piste in un teatro di imprese leggendarie.
Eppure, paradossalmente, tutte queste medaglie non gli fruttano alcun soldo.
Johannes Klaebo: il dominatore assoluto dello sci di fondo
Il norvegese Johannes Høsflot Klaebo ha scritto una pagina indelebile nella storia delle Olimpiadi Invernali, conquistando l’oro nella 50 km a Milano‑Cortina 2026 e completando così un incredibile “ciclo perfetto”: sei vittorie su sei gare disputate. A 29 anni, Klæbo ha centrato il suo undicesimo titolo olimpico in tre partecipazioni (Pyeongchang 2018, Pechino 2022 e Milano‑Cortina 2026), imponendosi davanti ai connazionali Martin Nyenget e Emil Iversen.
Cresciuto tra Oslo e Trondheim, dove la cultura dello sci di fondo è profondamente radicata, Klaebo ha iniziato a sciare a due anni, guidato dal nonno Kare Høsflot, il suo primo allenatore. Fin da giovane ha scelto lo sci di fondo per la responsabilità individuale che comporta, diventando il fondista più titolato della storia con oltre 100 vittorie in Coppa del Mondo e 18 medaglie mondiali, di cui 15 d’oro.
Il suo stile gli permette di dominare sia sulle distanze brevi sia su quelle lunghe, rendendolo uno dei pochi atleti in grado di vincere in qualsiasi formato: sprint, skiathlon, 10 km, 15 km e 50 km. Klaebo è oggi considerato il volto più carismatico dello sci di fondo, capace di attrarre pubblico televisivo, sponsor e media internazionali. Come affermano i commentatori norvegesi, “la sua corsa è potenza ed eleganza insieme”, un mix che lo pone sullo stesso piano delle leggende Bjørn Dæhlie e Marit Bjørgen.
Sei medaglie d’oro e zero soldi: il bizzarro destino di Klaebo alle Olimpiadi
Nonostante l’assoluto dominio alle Olimpiadi, le vittorie di Klæbo non si traducono in bonus economici dalla Norvegia. A differenza di paesi come l’Italia, che riconoscono 180.000 euro per ogni oro olimpico, il sistema norvegese privilegia investimenti a lungo termine nello sport: centri di allenamento, supporto medico e borse di studio per tutti gli atleti. Ogni medaglia olimpica ha quindi un valore simbolico e non monetario, ma genera significativi ricavi indiretti attraverso sponsor, marketing e diritti d’immagine, stimati intorno ai 3 milioni di euro. Klæbo, in pratica, è diventato “un’azienda vivente”: le sue vittorie alimentano il sistema sportivo norvegese e attraggono il mondo commerciale, mentre lui continua a scrivere record, aggiungendo trionfi olimpici e mondiali al suo già impressionante palmarès.
Questo modello, secondo gli esperti, è uno dei segreti del successo complessivo della Norvegia nello sport invernale: capitalizzare sul talento degli atleti a beneficio del movimento nel suo complesso, invece di premiare solo il singolo.
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