Milano, 12 apr. (askanews) – Tutti i colori e le emozioni che Serena Brancale sa trasmettere, tanto diversi quanto coerenti con il suo percorso umano e musicale. Il suo album “Sacro” arriva a quattro anni dall’ultimo e raccoglie anche le sue hit che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico.”Sono più coraggiosa, anche grazie a questo Sanremo che mi ha messo a dura prova.
Dopo “Qui con me” avevo voglia di chiudere questo capitolo che parte da “Baccalà”, quattro anni di musica, di viaggi, di consapevolezza e quindi non mi sento diversa da due anni fa, soltanto un po’ più coraggiosa nel trovare una forma diversa per parlare”.”Sacro” è un lavoro che parla di radici e spiritualità, di appartenenza e libertà, di carne e anima, ma anche di festa e celebrazione.
Un disco che unisce groove e introspezione, eleganza e istinto, scrittura raffinata e vibrazione viscerale.”Ci sono dei capitoli proprio sacri in questo album, c’è il capitolo legato al folklore, alle tradizioni, alle radici. L’avevo già fatto ma quest’anno è più forte perché parte tutto da quel gioco che mi ha permesso di lavorare sul gioco e sul suono del dialetto e anche delle parolacce. Ho fatto un lavoro ancora più profondo, senza imbarazzi. E’ sacro perché ci sono degli ospiti che per me sono sacri”.Proprio gli ospiti danno ulteriore spessore ed internazionalità a un lavoro complesso e articolato, come Alessandra Amoroso, Gregory Porter, Omara Portuond, Richard Bona, e Sayf.”Sacro è tutta festa, ma perché sono più festa che quella di “Qui con me”. Con il brano di Sanremo ho deciso di prendere coraggio e cantare qualcosa di diverso, ma io caratterialmente non sono quel mondo lì, sono più “Sacro” come album: ossia la salsa, la festa, la gioia”.Con Levante e Delia porta il mondo del Sud e la sorellanza nel singolo “Al mio paese”.”Assolutamente, con “Il Mio Paese” parliamo di quello, di quanto siamo legati a quei luoghi comuni che ha il Sud, quanto sono belli”.Serena partirà ad aprile con il “Sacro Tour”, che porterà la sua energia in Italia e in Europa.”Io vado con l’orgoglio di cantare in italiano e in dialetto, cosa che prima non facevo. Quando avevo 23-24 anni, nei miei primi viaggi, avevo vergogna a cantare in italiano, cantavo più in inglese.Serena Brancale rompe gli schemi e su propone come una delle voci più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo.