A Niscemi, la frana in corso ha reso molte case inutilizzabili e costretto oltre 1.600 sfollati a lasciare le proprie abitazioni. La zona rossa si avvicina al centro città e la situazione rimane critica, richiedendo interventi urgenti per garantire sicurezza e assistenza ai residenti.
Sfollati a Niscemi: il paese scompare, case inutilizzabili
Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, continua a sgretolarsi a ritmo incessante.
La frana, con un fronte di circa 4 chilometri, ha costretto finora più di 1.600 persone a lasciare le proprie abitazioni, molte delle quali difficilmente potranno farvi ritorno. La zona rossa si avvicina pericolosamente al centro urbano e il fronte della frana avanza senza sosta: “La linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato, l’area rossa è destinata a allargarsi“, spiega il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci.
Se ulteriori porzioni di sabbia e argilla dovessero staccarsi, la zona off-limits di 150 metri potrebbe estendersi coinvolgendo altre case. Le immagini dei residenti costretti a fuggire lasciano sgomenti: una donna in lacrime esclama “Non ho più niente, tutti i miei sacrifici sono andati persi“, mentre un uomo osserva incredulo la propria casa travolta dal terreno.
Scene simili si ripetono, con famiglie che portano via solo gli oggetti più cari, tra cui statue religiose e ricordi di una vita intera. Il capo della Protezione Civile Ciciliano sottolinea la gravità: “L’intera collina sta crollando e la situazione è critica“. È in corso un censimento per identificare le persone da assistere e definire un piano di delocalizzazione definitiva per chi non potrà più rientrare nelle proprie abitazioni.
Nel frattempo, gli sfollati trovano accoglienza temporanea nel palazzetto dello sport e nella casa di riposo Giugno, mentre la viabilità è fortemente compromessa da strade provinciali interrotte e reti energetiche e del gas da ripristinare.
Emergenza, politica e ricostruzione: risposte a Niscemi
Sul piano politico e amministrativo, la situazione a Niscemi ha acceso tensioni e proposte di intervento immediato. La premier Giorgia Meloni, dopo aver sorvolato la zona, ha assicurato che “quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà” e ha promesso misure rapide per sfollati e cittadini colpiti, inclusa Casa Italia per le abitazioni più a rischio.
Il ministro Musumeci ha annunciato sospensioni dei pagamenti di mutui e contributi per le aziende inattive e l’istituzione di una commissione d’indagine per chiarire eventuali responsabilità pregresse. La Procura di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Criticità persistono nelle scuole: cinque plessi (Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello) sono chiusi perché si trovano nella zona rossa, mentre due plessi elementari e tutte le scuole medie restano operativi. Tra le polemiche politiche, le opposizioni chiedono di utilizzare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto per interventi urgenti sul dissesto idrogeologico.
Il presidente della Regione Schifani sottolinea: “C’è una situazione senza precedenti: ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Studieremo un piano urbanistico di ricostruzione parziale della struttura, lontano dalla frana“. Al contempo, la struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico, attiva da anni, non è mai stata pienamente utilizzata dal Comune, rallentando progetti esecutivi essenziali per il consolidamento del versante ovest e del belvedere.
Gli inquirenti lavorano per acquisire tutta la documentazione tecnica disponibile, valutando se mancati interventi o negligenze abbiano aggravato la frana. Intanto, il governo e la Regione si impegnano a fornire assistenza immediata, sistemazioni temporanee e un piano per ricollocare le famiglie definitivamente sfollate, nella speranza di restituire sicurezza e normalità a una comunità profondamente provata.