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Taiz sotto assedio: famiglie senza rifornimenti e timori crescenti

Taiz sotto assedio: famiglie senza rifornimenti e timori crescenti

La città di Taiz è diventata un nuovo fronte del conflitto yemenita: assediata e con forniture chiuse, migliaia di residenti cercano cibo, carburante e sicurezza.

Taiz è al centro di una nuova fase della guerra nello Yemen: la città, che conta circa 1 million di abitanti, si trova sotto crescente pressione dopo l’avanzata dei ribelli Houthi lungo la costa del Mar Rosso. Le linee di rifornimento sono state tagliate e il risultato è una crisi che coinvolge cibocarburante e medicinali con impatti immediati sulla vita quotidiana della popolazione.

Il World Food Programme (WFP) ha avvertito che fino a 800.000 persone nella città rischiano di restare senza assistenza essenziale. L’intensificarsi degli scontri ha provocato code ai negozi, prezzi in aumento e la chiusura di servizi pubblici, creando uno stato di emergenza sul terreno.

Assedio e interruzione dei rifornimenti a Taiz

Negli ultimi giorni l’offensiva degli Houthi ha cambiato rapidamente la geografia del conflitto: i ribelli hanno guadagnato terreno lungo la costa, controllando tratti per più di 1.000km e mettendo in pratica operazioni che mirano al controllo del passo di Bab al-Mandab strait. Questo movimento strategico ha limitato le vie di approvvigionamento verso Taiz e ha reso pericoloso o impossibile il transito di convogli umanitari e commerciali.

Il blocco ha avuto effetti immediati sui mercati locali: scaffali vuoti, carburante introvabile e prezzi che sono schizzati in alto. Le autorità locali e le forze del governo yemenita sostenute dall’Arabia Saudita hanno cercato di contrastare l’avanzata, ma le comunicazioni e i collegamenti con l’esterno restano difficili. Il contesto militare si riflette così direttamente sulla disponibilità di beni di prima necessità per la popolazione urbana.

Chiusure e misure adottate

Sin dal 3 October molte attività hanno subito interruzioni: negozi che prima erano riforniti hanno cominciato a chiudere, spinti dalle difficoltà logistiche e dalla paura per la sicurezza. Inoltre, la certezza di possibili combattimenti nelle aree limitrofe ha portato alla sospensione di scuole e istituzioni in alcune zone, con ripercussioni sui servizi alla comunità.

Vite quotidiane: storie di Ali Abdulsamed e Rawa

La situazione è raccontata nelle esperienze personali dei residenti. Ali Abdulsamed è un esempio: padre di sei persone, ha trascorso intere giornate a cercare generi alimentari in una città dove i negozi spesso mostrano solo scaffali vuoti. Dopo aver visitato numerosi esercizi commerciali, è riuscito a trovare una sola borsa di farina da 25kg pagandola più del doppio del prezzo usuale. Per risparmiare, ha ridotto l’uso dell’auto e percorre a piedi fino a 10 km al giorno.

Da parte sua, Rawa insegnante di 35 anni, descrive la vita sospesa tra ansia e adattamento: le sue giornate sono rivolte a reperire acqua e scorte, mentre le esplosioni e i colpi di arma da fuoco si avvicinano sempre più alla sua abitazione. In passato avrebbe potuto spostarsi verso il villaggio natale a sud di Taiz, ma oggi la strada è bloccata e le opzioni sono limitate.

Impatto economico e sociale sul tessuto urbano

Le attività commerciali, un tempo vitali per l’economia locale, hanno ridotto drasticamente il loro funzionamento: strade un tempo trafficate sono quasi deserte, i bottegai fanno fatica a rifornirsi e molti lavoratori informali hanno perso le entrate. Le famiglie che non dispongono di risparmi sono costrette a vendere beni personali per acquistare cibo, mentre altre si affidano alla solidarietà locale quando possibile.

Le paure non sono solo materiali: la prospettiva che Taiz cada nelle mani degli Houthi, con il conseguente isolamento di Aden e di altri centri meridionali, alimenta profonde preoccupazioni politiche e umanitarie. Il controllo di snodi strategici come Bab al-Mandab strait complica ulteriormente la situazione regionale.

Il quadro che emerge è quello di una città che tenta di resistere sul piano militare e di sopravvivere sul piano civile. Le organizzazioni internazionali e i residenti locali segnalano la gravità della crisi: senza vie sicure per i rifornimenti, molte persone rischiano di restare senza accesso a beni essenziali, mentre il conflitto continua a influenzare ogni aspetto della vita quotidiana.

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