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Tensioni in Libano: Macron riconosce la legittimità della difesa mentre aumenta lo scontro con Israele

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Macron ha definito «giusta» la lotta del Libano alla luce dell'escalation, ma ha avvertito che la sovranità non può essere violata; intanto aumentano le tensioni e le movimentazioni dei caschi blu

La guerra tra Israele e Hezbollah ha accelerato la crisi umanitaria e politica nella regione, spingendo leader internazionali a intervenire. Il 23 marzo 2026 il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la difesa del Libano contro le minacce alla sicurezza è «giusta», pur ribadendo che nessuna violazione della sovranità può essere considerata legittima. Le conseguenze sul terreno sono pesanti: secondo diversi rapporti, i civili pagano il prezzo più alto con numeri significativi di vittime e sfollati, e le pressioni sulla diplomazia internazionale si intensificano.

Presenza dei caschi blu e rotazioni italiane

Negli ultimi giorni le forze dell’ONU in Libano, note come UNIFIL, hanno visto movimentazioni importanti: una nuova rotazione ha portato circa cento soldati della Brigata Sassari verso la base di Shama, a supporto della missione che continua a esercitare il comando del Settore Ovest. La rotazione era parte di un impegno iniziato il 5 marzo con il passaggio di responsabilità dalla Taurinense alla componente italiana: alla completa schieramento i «Dimonios» dovrebbero raggiungere circa 500 unità su un contingente italiano stimato intorno a 1.300 soldati, all’interno di uno spiegamento complessivo di circa 2.800 caschi blu sotto il comando del generale Andrea Fraticelli.

Incidenti e rischi per i peacekeeper

La situazione operativa è diventata più pericolosa: posizioni di UNIFIL sono state colpite, con segnalazioni di un attacco a una postazione vicino a Meiss ej Jebel che ha causato un incendio e una lieve ferita a un militare nepalese mentre si dirigeva verso il rifugio. È stata inoltre registrata la caduta di detriti di razzi nella base di Shama, con personale italiano coinvolto in ferite lievi o sotto osservazione. L’ONU ha annunciato indagini sugli episodi, sottolineando come la protezione dei caschi blu sia parte integrante dell’operato di stabilizzazione.

Minacce di offensiva terrestre e posizioni internazionali

Parallelamente alle movimentazioni dei caschi blu, fonti internazionali hanno riferito che Israele sta valutando un’operazione di terra di ampia portata per prendere il controllo dell’area fino al fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah. Agenzie come Axios citano funzionari israeliani e statunitensi che parlano di una possibile «invasione di terra massiccia». Di fronte a questo scenario, diverse capitali occidentali — tra cui Francia, Canada, Germania, Italia e Regno Unito — hanno espresso profonda preoccupazione e hanno sollecitato la de-escalation e il ricorso al dialogo.

Proposte diplomatiche e mediazione

La diplomazia ha iniziato a muoversi su più fronti: il presidente Macron ha proposto un incontro a Parigi con le parti coinvolte, mettendo sul tavolo una bozza che include il disarmo di Hezbollah e il riconoscimento della sovranità di Israele. Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, presente in Libano, ha lanciato un appello per «niente più combattimenti, niente più bombardamenti», ribadendo che non esiste una soluzione militare e che solo la diplomazia può evitare un collasso umanitario più ampio.

Impatto sugli italiani e quadro umanitario

La crisi ha avuto ricadute concrete anche per il personale italiano: in Iraq un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggiava personale italiano, ma non si registrano feriti tra gli italiani che si erano messi in sicurezza nei rifugi; il ministro della Difesa Guido Crosetto si è attivato contattando i vertici militari per aggiornamenti. Sul fronte libanese, le cifre della sofferenza civile variano a seconda delle fonti: media internazionali riportano oltre 1.000 morti e circa 1,1 milioni di sfollati, mentre altre stime parlano di quasi 900 morti e oltre 2.000 feriti. Queste discrepanze riflettono la difficoltà di avere dati univoci in una crisi in rapido movimento e amplificano l’urgenza di corridoi umanitari efficaci.

Prospettive e rischi futuri

Lo scenario rimane altamente volatile: da un lato cresce la pressione politica e militare su Beirut perché impedisca a Hezbollah di operare vicino al confine; dall’altro la comunità internazionale spinge per soluzioni negoziate capaci di evitare un’escalation e un coinvolgimento più ampio con l’Iran. La combinazione di mosse militari, mobilitazioni di riservisti e attacchi transregionali rende cruciale il ruolo dei mediatori e delle organizzazioni internazionali. In questo contesto, la posizione di leader come Macron e di organismi come l’ONU ribadisce che la via della soluzione diplomatica resta l’opzione più percorribile per limitare i danni e proteggere i civili.