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Trieste, bimbo di 9 anni ucciso dalla madre: le minacce al padre anticipavano l’orrore

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Trieste, bimbo di 9 anni ucciso dalla madre in casa: il piccolo era affidato al padre, lei lo aveva già minacciato.

La tragedia di Muggia, in provincia di Trieste, dove un bimbo di 9 anni è stato ucciso dalla madre, mette sotto i riflettori le fragilità del sistema di tutela minorile e le conseguenze di relazioni familiari tormentate. Il caso solleva interrogativi sul ruolo dei servizi sociali e sulla protezione dei minori in situazioni di rischio documentato.

Le minacce rivolte all’ex marito e padre del piccolo rendono questa tragedia, purtroppo, quasi annunciata.

Trieste, bimbo ucciso della madre in casa

La tragica vicenda di Muggia, dove il piccolo Giovanni di 9 anni è stato ucciso dalla madre, Olena Stasiuk, ha radici dolorose nel passato. La donna, di origine ucraina, sarebbe stata già stata segnalata per episodi di violenza sul figlio: circa due anni fa avrebbe stretto con forza il collo del bambino, provocandogli lividi giudicati guaribili in tre giorni.

Trieste, bimbo ucciso della madre: la minaccia al marito anticipava la tragedia

Il piccolo, affidato al padre a causa di problemi psichiatrici della madre, stava vivendo per la prima volta incontri senza la supervisione di educatori, autorizzati dai servizi sociali dopo diversi colloqui. La tragedia è avvenuta mercoledì sera, quando il padre attendeva il ritorno di Giovanni alle 21. Non ricevendo alcuna risposta dalla madre né dal bambino, ha allertato le autorità: agenti e vigili del fuoco hanno scoperto il corpo del bambino in casa, colpito più volte con un coltello da cucina, e la madre accanto, in stato di shock.

Il rapporto con il padre del bambino sarebbe stato da tempo conflittuale e burrascoso, con una convivenza terminata quasi subito dopo la nascita del piccolo. Il padre, come raccontato da Il Piccolo, riferisce di minacce rivolte a lui nei giorni precedenti alla tragedia: “Ricordati bene che se io muoio, anche Giovanni muore con me! E non pensare che io stia scherzando“. Una frase che oggi pesa come un presagio.

Paolo, il padre del piccolo, si è detto completamente devastato e ha espresso un profondo rammarico. Per anni aveva combattuto in tribunale per limitare i contatti del figlio con la madre, avvertendo che era pericolosa.

Il parroco di Muggia, don Andrea Destradi, sottolinea la fragilità di tutti gli attori coinvolti: “La parola che caratterizza questa tragedia è ‘fragilità“. Invitando la comunità a sostenere il padre e, al contempo, a fornire aiuto anche alla madre, il sacerdote evidenzia la complessità emotiva e sociale della vicenda, lasciando emergere il dolore collettivo e la necessità di riflettere su quanto accaduto.