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Donald Trump, Texas in subbuglio e attacco all’ONU: "Quando non ci sarò più, potrà risolvere le guerre"

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Tra i risultati deludenti in Texas e le frecciate all’ONU, Trump afferma che l’organizzazione potrà gestire i conflitti solo quando non ci sarà più.

Il Texas, storica roccaforte repubblicana, sta mostrando segnali di cambiamento politico. Allo stesso tempo, il dibattito internazionale si concentra sul ruolo dell’ONU nella gestione dei conflitti, con Donald Trump che ne sottolinea il “potenziale enorme” come arbitro globale. Questi due scenari, locale e globale, riflettono dinamiche di potere in evoluzione e un equilibrio instabile tra leadership nazionale e cooperazione internazionale.

L’ONU come arbitro globale secondo Trump

Donald Trump ha sottolineato in un’intervista a Politico l’enorme capacità dell’ONU di mediare nei conflitti internazionali. “Quando non ci sarò più per risolvere le guerre, l’Onu potrà farlo”, ha dichiarato, indicando come l’organizzazione possa agire in modo autonomo. Il presidente ha aggiunto di non essere consapevole dei ritardi degli Stati Uniti nei confronti delle Nazioni Unite, ma ha assicurato di poter “risolvere il problema molto facilmente”, convincendo gli altri Paesi a contribuire se richiesto dall’ONU.

In maniera piuttosto diretta, Trump ha spiegato: “Se venissero da Trump e glielo dicessero, farei pagare tutti, proprio come ho fatto pagare la Nato. Tutto quello che devo fare è chiamare questi Paesi, e loro invierebbero gli assegni in pochi minuti”.

Brutto colpo per Trump: il Texas mostra segnali di cambiamento politico

Il Texas repubblicano mostra segni di erosione del consenso conservatore, come evidenziato dalle recenti elezioni suppletive. I democratici hanno ottenuto un 2-0, alterando la maggioranza repubblicana e segnalando possibili scossoni in vista dei Midterm.

Il distretto 9 della Contea di Tarrant, nell’area di Fort Worth, è emblema di questo trend: il veterano dell’Air Force Taylor Rehmet ha superato con un distacco significativo di 13 punti percentuali la candidata sostenuta da Trump, Leigh Wambsganss, ottenendo il 57% dei voti contro il 43%. Si tratta di un ribaltamento netto rispetto alle presidenziali del 2024, quando lo stesso distretto aveva favorito il tycoon con un margine di 17 punti su Kamala Harris, segnando una variazione di ben 31 punti in due anni.

Parallelamente, i democratici hanno consolidato la loro posizione alla Camera federale, con Christian Menefee vincitore nel 18esimo distretto texano, garantendo continuità politica dopo la scomparsa di Sylvester Turner. La maggioranza repubblicana alla Camera si riduce così a 218 deputati contro 214 liberali, rendendo ogni voto sempre più decisivo.

Anche i sondaggi per il Senato indicano un leggero spostamento verso i democratici: James Talarico appare in forte crescita e vicino alla parità rispetto ai candidati repubblicani, confermando un Texas che sembra lentamente oscillare verso posizioni più liberali.