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La mamma di Zoe Trinchero parla per la prima volta e racconta il suo dolore: "Vogliamo la verità"

Zoe Trinchero mamma

Dalla morte di Zoe Trinchero alla battaglia della mamma: un monito contro il femminicidio e la violenza giovanile.

La tragedia di Zoe Trinchero, 17 anni, uccisa e gettata in un canale da un ragazzo, mette in luce la drammatica realtà del femminicidio giovanile in Italia. Accanto al dolore per la perdita, la mamma della vittima è diventata simbolo della lotta per la verità e della necessità di protezione, denunciando l’urgenza di educare al rispetto e alla sicurezza.

Omicidio Zoe Trinchero: il dolore e la disperazione della mamma

Qualche giorno fa, la vita di Mariangela Auddino è stata sconvolta irreparabilmente: sua figlia Zoe Trinchero, 17 anni, è stata uccisa e gettata in un canale, dopo aver rifiutato le avances del 20enne Alex Manna. La giovane, come ricorda la madre a Fanpage, era “serena con i suoi amici” e sempre attenta a informarla dei propri spostamenti. Mariangela racconta il tormento per non averle detto di tornare subito a casa quella sera: “Mi sto torturando per non averle detto vieni subito a casa, quando l’ho sentita. Ma perché avrei dovuto? Aveva finito di lavorare da poco, era serena con i suoi amici. Mi fidavo di lei, non faceva mai tardi, mi avvisava se si muovevano in macchina, sapeva che mi preoccupavo per lei, ogni suo spostamento me lo diceva. Io so bene chi è mia figlia, era un peperino”.

Zoe, figlia attenta e responsabile, era una ragazza matura, pronta a perdonare chi l’aveva ferita e desiderosa di aiutare gli altri, tanto da sognare di diventare psicologa. Mariangela ricorda come insieme pianificassero piccoli passi verso il futuro: la patente, la macchina scelta con cura e una vita costruita con sacrificio e amore.

“Me l’ha uccisa a 17 anni”. Omicidio Zoe Trinchero, la mamma parla per la prima volta

Mariangela racconta di aver sempre parlato apertamente con Zoe, insegnandole il valore dell’amicizia, della verità e del dire no quando necessario: “Le ho insegnato a difendersi se incontrava un bullo, a sostenere i più deboli. Lei odiava la violenza, però sapeva parlare e sapeva ascoltare“.

In questi giorni la mamma ha camminato più volte fino al ponte della tragedia e ha sempre piovuto: “Io so che era lei, piangeva con me, per me, per il mio dolore. Ora mi manca un pezzo che nessuno sarà in grado di restituirmi mai più. So solo che la mia bambina non tornerà più a casa, e per quanto cerco risposte non le trovo“.

La madre oggi si aggrappa alla giustizia, rifiutando di cercare altri colpevoli oltre ad Alex Manna, in carcere per l’omicidio. La donna lancia un appello alla società: “Vogliamo la verità. Vogliamo che tutta la società civile si mobiliti. Perché nessun uomo deve alzare più un dito su una donna, e siamo noi i genitori a doverlo insegnare ai figli“.

Con forza e dolore, Mariangela si fa portavoce di tutte le famiglie colpite dal femminicidio: “Ognuna ha il diritto di dire no quando vuole dire no. E io me ne farò portavoce insieme alle altre migliaia di mamme“.