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Il documento rivela una telefonata tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Presidente degli Emirati, lo sceicco Mohamed bin Zayed, durante la quale Trump lo avrebbe informato che il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, aveva richiesto l’imposizione di sanzioni contro gli Emirati.
Secondo quattro persone informate sui dettagli della chiamata, durante un incontro alla Casa Bianca a novembre, Trump ha riferito che Mohammed bin Salman aveva sollecitato misure punitive contro Abu Dhabi, in seguito ad accuse legate alla guerra in Sudan.
La versione saudita è differente: un funzionario del Regno ha dichiarato che la richiesta non era diretta contro gli Emirati stessi, bensì contro un gruppo armato sudanese, riferendosi alle Forze di Supporto Rapido (RSF). Tuttavia, tra le due versioni, emerge il vero punto di svolta: il trasferimento della disputa a Washington.
“Amici che ti tendono trappole”
Stando a due delle quattro fonti, Trump avrebbe detto allo sceicco Mohamed bin Zayed che i suoi “amici gli stavano tendendo trappole”, assicurandogli il proprio sostegno. Questa frase non è stata un semplice commento passeggero, ma un chiaro segnale che le divergenze tra i due alleati non vengono più discusse in canali riservati, ma raggiungono ormai la Casa Bianca.
Le informazioni trasmesse da Trump, secondo il rapporto, hanno suscitato indignazione tra i vertici emiratini. Alti funzionari percepiscono che quella relazione, un tempo descritta come la più solida del Golfo, è entrata in una fase di diffidenza senza precedenti.
Il Ministero degli Affari Esteri degli Emirati ha evitato di commentare i dettagli della telefonata, ma ha dichiarato in una nota di “respingere categoricamente” le accuse di fornire supporto materiale alle RSF, ribadendo che il proprio ruolo si limita agli aiuti umanitari e al sostegno agli sforzi per il cessate il fuoco.
Da una solida alleanza a una rivalità aperta
Circa un decennio fa, lo sceicco Mohamed bin Zayed e il principe Mohammed bin Salman erano visti come il cuore di un asse regionale che, dopo il 2015, aveva ridisegnato gli equilibri. Gli Emirati hanno sostenuto militarmente l’Arabia Saudita nello Yemen, fornendo un ampio supporto sul campo in una guerra guidata da Riad. Inoltre, i due paesi si sono allineati su numerosi dossier regionali, dall’Egitto alla Libia, coordinando le proprie posizioni contro l’Islam politico e l’Iran.
Questo passato rende quanto rivelato dal rapporto ancora più delicato. Se il disaccordo tra avversari è prevedibile, il fatto che il Presidente degli Stati Uniti chiami un alleato per informarlo che l’altro sta complottando contro di lui rappresenta un momento politico di rottura.
Il Sudan al centro della scena
Il quotidiano afferma che le ripercussioni non sono tardate ad arrivare. Poco dopo la telefonata, le tensioni latenti tra i due paesi sono sfociate in una disputa pubblica. La competizione tra i due vicini, entrambi dotati di vasta influenza economica e politica, potrebbe influenzare il corso dei conflitti in atto, dallo Yemen al Corno d’Africa.
Il Sudan è stato la scintilla, ma il contesto è più ampio. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita si è concentrata sul proprio progetto economico interno, sottolineando la necessità di stabilità regionale per il successo dei suoi piani di trasformazione. Sul fronte esterno, è tornata a sostenere rami dei Fratelli Musulmani in Yemen, Sudan e Libia, facendovi sempre più affidamento. Al contrario, gli Emirati hanno proseguito una politica estera attiva, rafforzando la propria presenza economica e diplomatica a livello globale.
Un momento di prova
Quanto rivelato dal rapporto non si limita a una divergenza sull’interpretazione di una richiesta di sanzioni, ma accende i riflettori su un cambiamento nella natura stessa della relazione. Quando i disaccordi vengono gestiti attraverso canali internazionali anziché essere affrontati direttamente tra alleati, ciò riflette un mutamento nel bilancio della fiducia.
Mentre l’Arabia Saudita continua a negare di aver avanzato una richiesta diretta contro gli Emirati, la leadership di Abu Dhabi resta convinta, secondo le fonti, che la richiesta fosse effettivamente mirata contro di loro.
È così che una telefonata di novembre si è trasformata in una scintilla politica, portando alla luce ciò che si stava accumulando silenziosamente sotto la superficie e sottoponendo un’alleanza, un tempo definita il pilastro della stabilità del Golfo, a una prova senza precedenti.