Sarebbe Kevin M. Warsh, ex funzionario della Federal Reserve, il nome scelto da Donald Trump per prendere il posto di Jerome H. Powell alla guida della banca centrale americana.
Il governatore Warsh, la mossa di Trump che agita la Federal Reserve
Non è ancora un annuncio ufficiale, almeno non sembrerebbe ancora nero su bianco.
Ma il presidente degli Stati Uniti ha detto che l’annuncio arriverà in giornata. E quando Trump parla di “giornata”, di solito, qualcosa succede sempre per davvero.
A indicare il governatore Warsh come potenziale capo della FED sono i principali media statunitensi. Il New York Times, il Financial Times, il Wall Street Journal. Tre testate importanti diverse sì per loro stessa natura ma stavolta stessa direzione. Segnale forte. Non una voce isolata, non un semplice rumor di corridoio. Una convergenza che, nel linguaggio giornalistico americano, pesa più di una dichiarazione formale.
Secondo il New York Times, che cita “numerose persone a conoscenza dei suoi piani, ma non autorizzate a discuterne pubblicamente”, Trump avrebbe incontrato Warsh ieri alla Casa Bianca. Cosa è successo a questo incontro? Sicuramente è stato un incontro riservato. Porte chiuse. Dettaglio non secondario: subito dopo, Trump si è fermato a parlare con i giornalisti. Non troppo a lungo. Ma abbastanza.
“Annuncerò presto la nomina di qualcuno noto a tutti nel mondo della finanza”, ha detto. E poi l’aggiunta, quasi buttata lì: “Molti pensano che si tratti di qualcuno che avrebbe potuto essere lì qualche anno fa”. Una frase così non sembrerebbe di certo casuale. Per il Nyt, quel riferimento porta dritto a Warsh. Durante il primo mandato, infatti, Trump lo aveva seriamente considerato per la presidenza della Fed. Poi non se ne fece nulla. Oggi, però, il contesto è diverso. E anche i rapporti di forza.
Capo FED, Kevin M. Warsh torna al centro della scena
Il nome del governatore Warsh, per chi segue da vicino la politica monetaria americana, non è certamente una sorpresa. Ex funzionario della Fed, figura conosciuta e riconoscibile nei circuiti finanziari, Warsh è uno di quei profili che non fanno rumore ma restano.
Il Wall Street Journal e il Financial Times confermano la stessa ricostruzione. Fonti informate, nessuna autorizzata a parlare pubblicamente. La formula è sempre quella. Ma il messaggio passa. Trump, del resto, non ha mai nascosto il suo rapporto complicato con Jerome Powell. Critiche pubbliche, tensioni, frasi al vetriolo. E ora, la possibile svolta.
C’è anche un elemento di stile, quasi personale. Trump ama le figure già testate. Persone che “avrebbero potuto esserci” prima. Lo ha detto lui stesso. E Warsh rientra perfettamente in questo schema. Un ritorno, più che una novità. Un volto noto, capace di parlare ai mercati senza bisogno di presentazioni.
La giornata, intanto, scorre. A Washington l’attesa è palpabile. I cronisti stazionano, i telefoni vibrano. Qualcuno controlla ancora le agenzie, anche se la notizia sembra già scritta. Manca solo l’ultimo passaggio. L’annuncio. Quello ufficiale. Quello che trasforma un’indiscrezione ben fondata in un fatto politico.
Fino ad allora, resta il quadro tracciato dalle fonti. Dai grandi quotidiani americani. Dalle parole misurate di Trump. E da quel nome, Kevin M. Warsh, che torna a circolare con insistenza. Forse più di quanto lui stesso si aspettasse.