Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato la misura cautelare in carcere per Valter Lavitola considerato il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. La decisione include anche l’aggravante del metodo mafioso rendendo il caso ancora più complesso e preoccupante.
L’attentato, avvenuto il 16 davanti all’abitazione di Ranucci a Torvaianica ha scatenato un’indagine approfondita che ha portato alla luce dettagli inquietanti.
La Procura di Roma ha ipotizzato che Lavitola volesse generare una onda di solidarietà a favore del giornalista, proteggendo così la sua conduzione di Report e aumentando la sua popolarità in vista di un possibile ingresso in politica.
Le motivazioni della difesa e le ammissioni di Lavitola
La difesa di Lavitola ha presentato una memoria al Riesame, sostenendo che il faccendiere volesse ricostruire una reputazione positiva.
Durante l’interrogatorio del 12 agosto Lavitola ha ammesso la sua responsabilità, dichiarando: «No. Allora sì, sono responsabile io». Ha inoltre rivelato di aver chiesto a Clesio Tavares Gomes di far sparare contro il muro dell’abitazione, scoprendo solo dopo l’uso della bomba.
Gli avvocati di Lavitola, Sergio e Arturo Cola hanno sottolineato che il loro cliente si è assunto la responsabilità anche delle diverse modalità esecutive, accettandone il rischio con un mandato aperto.
Tuttavia, la Gip Iole Morrica ha rigettato la richiesta di domiciliari il 13 agosto ritenendo che Lavitola abbia cercato di ridimensionare il proprio ruolo.
La pista israeliana e i dubbi dei pm
Un elemento intrigante dell’indagine è la pista israeliana emersa durante le dichiarazioni di Lavitola. Il faccendiere ha sostenuto che l’attentato fosse un finto attacco per prevenire un presunto pericolo proveniente dal Mossad legato a un servizio di Report. Questa tesi ha sollevato dubbi tra i pm, che continuano a indagare per chiarire ogni aspetto del caso.
La custodia cautelare riguarda la detenzione e il porto illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso. Ranucci è la vittima designata, e la Gip non ha rilevato elementi di un accordo con Lavitola. La difesa ricorda che anche l’indagato, durante l’interrogatorio, ha escluso un’intesa con il giornalista sull’attentato.
Il caso continua a svilupparsi, con nuove rivelazioni che potrebbero emergere nei prossimi mesi. La conferma della custodia cautelare per Lavitola rappresenta un passo cruciale nell’indagine, ma molte domande rimangono ancora senza risposta.
