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Verso un accordo USA-Iran: Trump parla con Arabia Saudita, Emirati e altri partner

Verso un accordo USA-Iran: Trump parla con Arabia Saudita, Emirati e altri partner

Trump riferisce di una conversazione costruttiva con vari leader regionali e di un accordo ampiamente negoziato con l'Iran in attesa di finalizzazione; i dettagli sullo Stretto di Hormuz e sulle condizioni restano al centro delle negoziazioni

Washington, 23 maggio 2026. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver avuto una «telefonata molto proficua» con una serie di leader del Medio Oriente, affermando che è stato «ampiamente negoziato» un memorandum d’intesa tra gli USA, la Repubblica Islamica dell’Iran e diversi paesi regionali. La comunicazione pubblica, diffusa sul social Truth, segnala un’accelerazione delle consultazioni diplomatiche mentre mediatori come il Pakistan e il Qatar intensificano i contatti.

Il messaggio del presidente indica la volontà di portare a compimento l’intesa a breve termine, ma non elimina le incertezze sui dettagli tecnici e politici ancora aperti.

Le notizie provenienti da Teheran e da fonti internazionali descrivono una trattativa in fase avanzata ma non conclusa: agenzie e media internazionali parlano di una possibile estensione del cessate il fuoco per sessanta giorni e di proposte iraniane su limiti all’arricchimento dell’uranio.

Tuttavia, il ministero degli Esteri iraniano ha chiarito che la questione nucleare non è parte iniziale delle discussioni formali, mentre diversi intermediari sottolineano come restino punti sensibili da negoziare prima della firma definitiva.

La chiamata e gli attori coinvolti

Secondo le dichiarazioni ufficiali, la chiamata ha visto la partecipazione di rappresentanti di paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein, oltre ad altri interlocutori regionali.

Trump ha aggiunto di aver parlato separatamente con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, descrivendo anche quel colloquio come «andato molto bene». I diversi attori regionali stanno esercitando ruoli di mediazione e pressione: il Qatar e il Pakistan sono stati citati come canali chiave per facilitare gli scambi tra Washington e Teheran e per tradurre gli impegni politici in termini concreti.

Chi sono i mediatori e perché contano

Il riferimento a mediatori esterni non è marginale: il Pakistan è stato indicato come mediatore ufficiale, mentre il Qatar ha ricevuto delegazioni iraniane per colloqui diretti. Questi paesi forniscono sia canali di comunicazione sia garanzie politiche utili a costruire fiducia reciproca. Il ruolo dei mediatori comprende trattative su step verificabili, meccanismi di scambio economico e la gestione di questioni navali nel Golfo, elementi che possono tradursi in impegni misurabili prima della formalizzazione di un accordo complessivo.

I temi sul tavolo: dal memorandum allo Stretto di Hormuz

Tra i capitoli più discussi figura l’apertura progressiva dello Stretto di Hormuz, citata tra gli elementi operativi dell’intesa. Alcune fonti riportano che Teheran avrebbe offerto misure sulla limitazione dell’arricchimento dell’uranio e proposte per la gestione del traffico marittimo, in cambio di contropartite economiche e della revisione delle sanzioni. Le condizioni sul tavolo includono anche la sospensione di azioni navali ostili e la definizione di un meccanismo per la revoca graduale dei provvedimenti economici, aspetti che richiedono verifica tecnica e accordi multilaterali.

Proposte tecniche e punti ancora controversi

Secondo ricostruzioni giornalistiche, l’Iran avrebbe prospettato soluzioni temporanee su concentrazioni e percentuali di materiale fissile, insieme a garanzie sulla diluizione o trasferimento di scorte più sensibili. Dall’altra parte, la delegazione USA avrebbe ribadito che qualsiasi intesa deve affrontare la questione delle scorte e dell’arricchimento in modo verificabile. Restano nodi politici legati ai tempi di revoca delle sanzioni, alla sequenza delle azioni richieste e alle garanzie di compliance, che spiegano perché la finalizzazione non è ancora stata annunciata ufficialmente.

Prospettive, rischi e reazioni regionali

Il possibile accordo ha già provocato reazioni contrastanti: da un lato c’è ottimismo tra chi vede nella mediazione una via per stabilizzare la regione, dall’altro preoccupazione per la percezione di esclusione di alcuni attori, come evidenziato da analisi internazionali sul rapporto tra Washington e Tel Aviv. Le forze armate iraniane hanno ricordato la propria capacità di risposta, mentre paesi del Golfo tengono d’occhio le garanzie sulla sicurezza marittima. In questo contesto, la situazione rimane volatile: la diplomazia sta cercando di convertire aperture verbali in impegni concreti senza scatenare nuove escalation.

In sintesi, la comunicazione del presidente Trump del 23 maggio 2026 fotografa una fase negoziale avanzata ma non conclusa. Il testo di un memorandum d’intesa sembra prossimo alla definizione, ma il successo dipenderà dalla capacità delle parti di risolvere questioni tecniche come l’arricchimento dell’uranio, dal concordare un calendario di revoche delle sanzioni e dal tradurre impegni navali sul lo Stretto di Hormuz in misure verificabili. Fino all’annuncio ufficiale, la diplomazia e la mobilitazione dei mediatori rimangono decisive per evitare che la fragile tregua torni a essere messa in pericolo.