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Dal giudizio sul Board of peace, l’organismo voluto da Donald Trump per supervisionare la ricostruzione di Gaza, ad alcune anticipazioni sul nuovo Rapporto sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, che verrà presentato nei prossimi mesi. Sono diverse le questioni poste all’attenzione della stampa, su cui Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, si è soffermata durante una conferenza stampa alla Camera dei deputati martedì scorso. “Migliaia di palestinesi continuano a languire nelle carceri israeliane – esordisce – : sull’esistenza di un vero e proprio sistema dei centri di tortura, come denunciato dalle ONG israeliane più importanti, presenterò il mio prossimo rapporto alle Nazioni unite”. Poche parole ma che sono importanti per rafforzare la denuncia sull’atteggiamento della comunità internazionale di fronte al dramma di Gaza e della Palestina occupata. Lo scorso autunno, infatti, Albanese aveva presentato alle Nazioni Unite l’ormai noto rapporto dal titolo “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, in cui parla di copertura diplomatica, forniture militari e affari economici connessi all’occupazione militare israeliana.
Israele viola la tregua
Intanto, proprio oggi all’alba, altri 21 palestinesi, secondo quanto riferisce Al Jazeera, sarebbero rimasti uccisi dagli attacchi israeliani. “La Palestina – afferma Albanese – continua a essere distrutta e Gaza è sotto assedio”. Il 31 gennaio scorso, più di 30 palestinesi sono morti in seguito ad attacchi mirati, mentre i bambini continuano a morire di freddo. “Nelle ultime settimane – racconta – 11 bambini sono morti a causa di ipotermia, fra cui una bimba di 3 mesi”. Come evidenzia la relatrice ONU, la popolazione della Striscia è obbligata a vivere in tende di fortuna, senza elettricità, cure mediche e accesso al cibo e all’acqua. “Il dato di 70.000 vittime dall’inizio della guerra è oggi confermato dalle autorità israeliane, a queste si aggiungono 10.000 dispersi. E parliamo di vittime dirette dei bombardamenti”, fa notare. “Cinquecento persone sono morte da quando, il 19 gennaio, è stato fatto l’annuncio di un cessate il fuoco”, sottolinea. Israele continua, dunque, a violare la tregua.
La ricostruzione di Gaza
“Per la ricostruzione di Gaza mi tengo lontana dalla speculazione intellettuale su quello che può succedere. Credo fortemente nel multilateralismo che deve avere come premessa il diritto internazionale”, taglia corto Francesca Albanese rispondendo alla domanda di un giornalista sul Board of peace. Un attimo dopo, però, il commento è netto, chiaro e limpido: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni e su una scena del crimine. Immaginate oggi, in altri luoghi che sono luoghi della memoria, dove si sono commessi atti di genocidio, se si pensasse di ricostruire?”, si chiede con tono retorico. “Parte di Gaza sarà un memoriale a tutti i genocidi”, evidenzia.
Il terrorismo dei coloni
Intanto, mentre gli attacchi mirati fanno vittime fra i civili a Gaza, “le pratiche di espropriazione della terra in Cisgiordania continuano a moltiplicarsi” e mirano a cancellare la dignità della popolazione civile palestinese. “Quello messo in atto dai coloni è un vero e proprio terrore: in Cisgiordania oltre 1100 persone sono state uccise negli ultimi 2 anni. I coloni armati, sostenuti e protetti dal Governo israeliano, incendiano case, sradicano ulivi, ammazzano pecore e occupano le terre dei palestinesi realizzando l’obiettivo dichiarato da alcuni membri del Governo dell’espansione territoriale dal fiume al mare”, aggiunge Albanese. “Questa non è violenza, è terrore. Questo è ciò che fanno i coloni”, conclude.