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Angela Lano, direttrice dell’agenzia di stampa InfoPal, è al centro di un’inchiesta della Procura di Genova riguardante presunti finanziamenti a Hamas. In un’intervista, Lano ha dichiarato di essere indagata a piede libero, sostenendo che le accuse contro di lei derivano da una sintesi di 300 pagine, basata su un documento di 2.000 pagine dell’intelligence israeliana.
Secondo i magistrati, Lano sarebbe considerata il “megafono italiano di Hamas”.
Le accuse e la difesa di Angela Lano
La giornalista ha reagito con incredulità a tali affermazioni, sottolineando che il suo lavoro con InfoPal è documentato e risale a vent’anni fa. Durante questo periodo, ha trattato principalmente di conflitti, morti e feriti a Gaza, senza mai promuovere la propaganda di Hamas. “Se si legge InfoPal, si nota chiaramente che riportiamo notizie, editoriali e commenti, con fonti verificate”, ha dichiarato Lano.
Il ruolo di Mohammad Hannoun
Uno dei punti centrali dell’inchiesta è il coinvolgimento di Mohammad Hannoun, un architetto palestinese attualmente in carcere, accusato di gestire fondi per Hamas. Secondo l’accusa, Hannoun avrebbe raccolto circa 7 milioni di euro, destinati non per la popolazione civile di Gaza, come sostenuto dagli indagati, ma per l’ala militare dell’organizzazione. Lano respinge fermamente queste affermazioni, affermando che i fondi si riferiscono a pratiche di assistenza umanitaria.
Il significato della zakat e il contesto della raccolta fondi
In un suo intervento su InfoPal, Lano ha chiarito che i soldi utilizzati per sostenere l’agenzia provengono dalla tradizione islamica della zakat, cioè un sistema di donazioni obbligatorie per i musulmani benestanti. “Non si tratta di fondi legati a Hamas, ma di aiuti per il popolo palestinese”, ha spiegato. Questo metodo di raccolta fondi è radicato in una pratica culturale e religiosa, non in attività terroristiche.
Raccolta di prove e commissioni di indagine
Durante le perquisizioni condotte dalla Digos, sono stati trovati vari oggetti, inclusa una bandiera di Hamas, che Lano ha definito un semplice “cimelio” di viaggi di lavoro. “Chiunque visiti la mia casa potrebbe trovare oggetti di lavoro di ogni tipo, non solo legati a Hamas”, ha affermato, giustificando la presenza di tali elementi. Sottolinea che la sua funzione è quella di raccogliere informazioni e documentare esperienze di vita e di lavoro in Medio Oriente.
Critiche alla narrazione israeliana
Lano ha evidenziato che la sua agenzia si oppone all’interpretazione prevalente fornita dai media israeliani, che spesso minimizzano le sofferenze del popolo palestinese. Secondo lei, InfoPal svolge un ruolo cruciale nel portare alla luce le verità nascoste riguardanti il conflitto. “Siamo stati etichettati come terroristi solo perché raccontiamo la realtà che viene ignorata da molte fonti ufficiali”, ha affermato. La giornalista ha posto l’accento sulla necessità di una controinformazione efficace per contrastare la narrazione dominante.
Angela Lano si trova in una posizione difficile, combattendo per dimostrare la legittimità del suo lavoro e la sua estraneità alle accuse di terrorismo. Attraverso il suo impegno con InfoPal, continua a difendere il diritto di informare e denunciare le ingiustizie subite dal popolo palestinese.