Il caro carburanti continua a rappresentare una spina nel fianco per gli italiani, con effetti tangibili sulle tasche delle famiglie, sia in vacanza che nella vita quotidiana. La guerra tra Usa e Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno contribuito a un aumento dei prezzi che il governo sta cercando di mitigare con misure temporanee.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha riunito da remoto i leader della sua maggioranza martedì 25 agosto per discutere delle possibili soluzioni. L’urgenza della situazione è stata ribadita durante la call con i vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani e Matteo Salvini il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Le misure temporanee adottate finora
Il governo ha già adottato diverse misure per ridurre il costo dei carburanti. Il 27 luglio è stato approvato il decreto legge n. 133, che ha ridotto di 14 centesimi al litro l’accisa sul gasolio, con un effetto complessivo alla pompa di circa 17 centesimi per il periodo dal 28 luglio al 6 agosto.
Questa operazione ha avuto un costo di circa 125 milioni di euro.
Pochi giorni dopo, il 4 agosto, è stato approvato il dl n. 139, che ha prorogato la riduzione delle accise dal 7 al 24 agosto. Anche in questo caso, l’aliquota sul gasolio è stata fissata a 532,90 euro per mille litri con un taglio di 14 centesimi sull’accisa pari a circa 17 centesimi al litro considerando l’Iva. Il costo della misura è stato quantificato in 190,2 milioni di euro per il 2026. Al provvedimento si sono aggiunti 42,1 milioni per la proroga ad agosto del credito d’imposta per l’autotrasporto.
Il decreto interministeriale del 25 e 26 agosto
Per evitare che lo sconto venisse meno immediatamente, il governo ha ricorso a un ulteriore decreto interministeriale, firmato da Giorgetti e dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che ha attivato il meccanismo delle accise mobili. Questo provvedimento ha consentito di mantenere la riduzione fino al 26 agosto, utilizzando 20,8 milioni di euro di maggior gettito Iva realizzato nel mese di luglio.
Le prospettive future
Il Consiglio dei ministri del 26 agosto dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore, permettendo al governo di lavorare a un intervento più mirato. L’obiettivo è predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo.
Salvini ha confermato la linea: “Faremo un Consiglio dei ministri, intanto prorogheremo lo sconto diesel. Poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi ovviamente e i soldi vanno chiesti laddove ci sono.” La proroga sarà “di alcuni giorni, fino a settembre immagino. Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di più sostanzioso.”
Anche Lupi insiste sulla necessità di superare la logica delle proroghe: “Il Cdm prorogherà l’intervento che fino a oggi c’è stato, ma servirà per permettere alla maggioranza del governo di individuare una risposta più strutturale.” L’obiettivo è “smetterla di inseguire gli aumenti delle accise ma fare interventi strutturali però mirati.” Resta il nodo delle coperture. “Siccome si tratta di un intervento strutturale e importante, si troveranno le coperture necessarie. Troveremo come sempre una sintesi”, assicura Lupi.
L’ipotesi di un intervento sui cosiddetti extra profitti
Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un intervento sui cosiddetti extra profitti chiesto a gran voce dalla Lega che invoca un “contributo” da parte di grandi banche e big oil. La Commissione europea ha chiarito che “la tassazione degli extraprofitti è una competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale.”
Il governo riconosce che “ciascuno Stato mantenga la facoltà di adottare interventi a carattere nazionale”, ma avverte che “un’azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato.” Da qui la preferenza per un intervento comune: “Un intervento coordinato a livello europeo è l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva”, facendo contribuire “in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue.”
