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Caso Garlasco, il no della Cassazione al sequestro di pc e cellulari dell’ex pm Venditti

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Garlasco e il caso Venditti: la Cassazione respinge il ricorso della Procura per il sequestro dei dispositivi dell’ex magistrato e chiude l’inchiesta.

L’inchiesta sul presunto coinvolgimento di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, nella corruzione per l’archiviazione del caso Garlasco si è chiusa con un verdetto chiaro: la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi della Procura di Brescia.

Caso Garlasco, Cassazione respinge il ricorso della Procura: no al sequestro di pc e telefoni di Venditti

La Corte di Cassazione ha respinto l’indagine promossa dalla Procura di Brescia nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari per presunti pagamenti tra “20-30mila euro” da parte di Giuseppe Sempio, padre di Andrea, al fine di archiviare la posizione del figlio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi nel 2017.

Il dispositivo dell’ordinanza è stato notificato venerdì 16 gennaio all’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti. I giudici della sesta sezione penale hanno confermato il “rigetto totaledel ricorso avanzato dai pm Francesco Prete e Claudia Moregola, che avevano contestato l’annullamento, disposto il 17 novembre 2025 dal Tribunale del Riesame di Brescia, dei sequestri di telefoni, pc, tablet, hard disk e chiavette usb del magistrato in pensione.

Il Riesame aveva motivato la decisione evidenziando l’assenza di parole chiave per l’analisi dei dispositivi e l’arco temporale eccessivamente esteso. Come sottolineato dal tribunale, tentare di ricercare “dati di interesse” dal 2014 al 2025 per verificare una presunta corruzione risalente al febbraio 2017 “è un fatto che desta perplessità“, richiedendo invece “confini temporali” chiari per tutelare la vita privata dell’indagato.

Sequestri e perquisizioni su Venditti: la difesa evidenzia l’eccesso investigativo

Il verdetto della Suprema Corte riguarda il terzo sequestro subito da Venditti tra settembre e ottobre 2025, nell’ambito delle indagini sul caso Garlasco e sul presunto “sistema Pavia”. Già il 26 settembre l’ex magistrato era stato perquisito per la prima volta, con il Riesame che aveva annullato il provvedimento pochi giorni dopo. Un secondo decreto di sequestro, datato 9 ottobre, era stato eseguito insieme all’ex pm Pietro Paolo Mazza, poi anch’esso annullato per mancanza di evidenze di corruzione. Infine, il 24 ottobre, la Procura aveva disposto un terzo sequestro dei dispositivi anche di altri ex carabinieri coinvolti, senza che fossero stabilite parole chiave per le analisi, tentando di esaminare 11 anni di vita privata dell’ex procuratore, dal 2014 al 2025.

L’avvocato Aiello aveva denunciato un chiaro intento esplorativo: “Non vi è nessuna ragione di opportunità concreta ed effettiva che imponga la conoscenza di una mole così vasta di informazioni sulla altrui vita privata“, evidenziando come le indagini fossero già supportate da testimonianze e accertamenti bancari.

La Cassazione ha condiviso questa linea, confermando la decisione del Riesame e restituendo tutti i dispositivi sequestrati a Venditti, ponendo fine al tentativo della Procura di ottenere accesso a telefoni, pc e altri supporti elettronici.